E poi chissà…

Ciò che non è successo… ci lascia addosso la romantica fantasia… che avrebbe potuto essere bello… tuttavia la realtà è che non è successo…

Quante volte ci è capitato di aver fatto un incontro del tutto casuale che per uno strano concatenamento di cause non abbiamo potuto approfondire?

Come mai in alcuni casi ci sentiamo colpiti proprio da qualcuno che guardiamo per caso mentre siamo concentrati su altro ma poi, per volere del fato, lo vediamo allontanarsi?

Perché a volte entriamo in contatto con una persona che ci piace al primo impatto, che cattura la nostra attenzione come poche volte ci succede, ma poi quell’incontro non riesce ad avere un seguito?

Per quale motivo le persone a volte svaniscono così repentinamente come sono apparse nella nostra vita?

Riuscire a comprendere le dinamiche della casualità è impossibile tanto quanto lo è cercare di dare un senso a quello strano meccanismo che sembra farci notare solo ciò che è lontano o che ci sfugge, anziché osservare con maggiore attenzione ciò che è vicino, possibile, afferrabile. Anzi, molto spesso tendiamo proprio a sottovalutare, o a non prendere in considerazione qualcosa proprio perché è troppo a portata di mano, troppo facilmente ottenibile per farci credere che sia il massimo che possiamo avere, ciò che è giusto per noi. Forse perché, in fondo a noi stessi, sappiamo di non essere ancora pronti a fermarci, ci diciamo che non è ancora il momento di rinunciare a darci la chance di aspettare qualcosa o qualcuno di migliore che potrebbe entrare nella nostra vita nel prossimo istante, o giorno, o anno.

Così diventiamo inclini a idealizzare un incontro fugace, uno sguardo fisso su di noi dentro il quale magicamente ci perdiamo, un attimo particolare in cui tutto sembra essere proprio come l’avevamo atteso, salvo però poi dissolversi nel nulla. Per via delle circostanze, oppure perché è stato tutto troppo rapido per consentirci di cogliere l’attimo, o ancora perché dall’altra parte non c’è stato sufficiente interesse per dare un seguito a un frangente piacevole per entrambi. Dunque, se da un lato in qualche modo ci arrendiamo al destino che non ci ha dato una mano, dall’altro tendiamo a dare a quell’attimo perduto un senso di perfezione che, probabilmente, assume proprio in virtù della sua incompiutezza, proprio perché non avendo avuto un seguito, non potrà mai deluderci o farci precipitare in una realtà che potrebbe essere diversa da quella immaginata.

Pur proseguendo con la nostra quotidianità, non possiamo fare a meno di tornare ogni tanto con la memoria a quel momento magico, pensando a cosa sarebbe potuto succedere se il tempo si fosse prolungato, se avessimo fatto un passo in più invece di aspettare che gli eventi lo facessero per noi, se l’altro avesse scelto di dare un seguito, di essere più propositivo, di chiederci un altro incontro, se… il problema è proprio racchiuso dentro quei numerosi se che, di fatto, non hanno permesso a quell’alchimia apparente di evolversi in qualcosa di più. Già, perché spesso la nostra parte sognatrice ci impedisce di osservare la realtà dall’angolazione giusta cioè quella dell’evidenza che se qualcosa non è stato, se non si è compiuto, probabilmente non c’erano i presupposti affinché ciò avvenisse. Evidentemente tutto quel bisogno di idealizzare una situazione reale, perché effettivamente accaduta, ma di fatto irrealizzabile, nasconde un’incapacità momentanea di muoverci dentro una quotidianità che ci fa paura, che non ci sentiamo pronti ad affrontare, forse a causa di un passato recente, o forse per un senso di insicurezza che ci portiamo dentro a seguito di errori precedenti, oppure perché siamo troppo idealisti per trovare nella realtà ciò che aspettiamo con la romantica fantasia.

E dunque a volte la cosa più facile è continuare a sognare, a fantasticare di un incontro eterno proprio perché non realizzato, a rimuginare su cosa sarebbe successo se la sorte non fosse stata avversa e ci avesse concesso di condividere di più con quel qualcuno di ideale che rimarrà tale proprio perché inafferrabile. Lasciandoci lì a domandarci come avrebbe potuto essere quel chissà che è rimasto sospeso nel destino.

 

Marta Lock

 

 

 

 

 

Leave a Comment