Avrò cura di te

La parte più difficile non è far nascere qualcosa… la parte più difficile è nutrirla quotidianamente… se vogliamo che continui a vivere…

Viviamo nella società dei nuovi inizi: un nuovo lavoro, una nuova città, una nuova nazione, dei nuovi amici, un nuovo partner. Questo perché nella dinamicità contemporanea il cambiamento è un imperativo, il non restare statici un diktat, il non fermarci mai una condizione imprescindibile per la crescita personale. Dunque spesso andiamo avanti senza guardarci indietro – atteggiamento sano nel caso in cui il passato potrebbe incatenarci bloccando la nostra evoluzione ma al contrario deleterio qualora sia un modo per dimenticare o far sparire blocchi e dolori che così non verranno mai risolti -, lasciando alle nostre spalle persone, emozioni, legami che restano lì sospesi tra uno ieri in cui c’eravamo e un oggi in cui abbiamo deciso di non esserci più.

Ecco quindi che, in questo automatismo esistenziale, la via più semplice sembra diventare la fuga. Da qualcosa che non va come avremmo sperato, da un luogo in cui non ci sentiamo completamente a nostro agio, da un lavoro che presenta difficoltà inaspettate e da cui preferiamo defilarci, da qualcuno che delude le nostre aspettative e a cui è più facile chiudere una porta anziché chiedere una spiegazione profonda. Questo comporta, parallelamente, una sempre più radicata abitudine a restare in superficie, una disabitudine a combattere e lottare per qualcosa di importante perché in fondo voltarsi da un’altra parte e cambiare rotta continuamente è molto più facile che tirare fuori il coraggio e restare.

Arriva però un momento in cui sentiamo dentro di noi un’inversione di tendenza, un moto interiore che ci spinge a stabilizzarci, che ci fa sentire, in modo forte e chiaro, l’esigenza di avere intorno dei punti fermi, delle solide boe che costituiscano un porto sicuro all’interno del quale navigare più tranquilli anziché continuare a risalire la corrente e sfidare le rapide. Forse perché ciò che abbiamo davanti è più forte di qualunque cosa abbiamo incontrato in precedenza, forse perché abbiamo compreso che le cose più importanti sono quelle che hanno bisogno di essere costruite, giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, conflitto dopo conflitto. E diventa inevitabile riflettere su tutto il tempo che abbiamo passato a fuggire, voltare pagina, ricominciare, evitare di chiedere, e credere che il cambiamento continuo fosse la risposta alle difficoltà.

Cos’è che ci ha fatto pensare che solo fuggendo avremmo potuto scoprire noi stessi?

Per quale motivo ogni volta che le cose diventavano difficili iniziavamo automaticamente a distaccarci pronti a muovere il piede verso la più semplice via d’uscita?

Perché la stabilità sembrava spaventarci tanto?

Molto spesso ci capitano cose importanti delle quali non siamo in grado di comprenderne il valore perché non siamo sufficientemente maturi, o perché ciò che sentivamo in quella determinata situazione, o con quella determinata persona, non era esattamente ciò che percepivamo di aver bisogno di sentire per fermarci; ci colpevolizzavamo per non essere capaci di non fuggire mentre a livello istintivo c’era un’altra verità, quella che sussurrava che non era il momento, che ci sarebbe stato qualcosa di più grande per noi. E tra la ragione e l’istinto abbiamo fatto vincere il secondo, forse perché troppo forte o forse perché la nostra mente mobile riusciva a trovare un canale comunicativo con un intuito che ci voleva guidare.

Poi arriva finalmente quel tutto che aspettavamo, quella sensazione intensa, forte, inspiegabile che scaturisce in modo improvviso senza averla neanche pensata, che ci travolge e che non sappiamo gestire perché la memoria di tutto ciò che ci aveva indotti a scappare riaffiora, perché per la prima volta ci troviamo davanti alla forte spinta a restare, perché questa volta costruire è infinitamente più importante che distruggere. E mentre ci troviamo a guardare con tenerezza quelle coppie solide che si tengono per mano a dispetto degli anni che passano, sorridiamo perché abbiamo scoperto il loro segreto, abbiamo capito, finalmente, che se vogliamo che qualcosa di importante cresca e viva sempre, non possiamo fare a meno di prendercene cura giorno dopo giorno.

 

 

Marta Lock

 

 

 

 

 

 

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