Poco a poco

È molto meglio aspettare per conquistare lentamente ciò che vogliamo… piuttosto che voler correre e rischiare di perderlo… per aver affrettato i tempi…

Capita all’improvviso di imbatterci in una situazione che mai avremmo immaginato esistesse, una di quelle rare occasioni in cui tutto ciò che avevamo creduto non fosse reale, perché fino a quel momento ne avevamo solo sentito parlare, accade proprio a noi. Quando si verificano questi incontri magici, ci sentiamo disorientati, storditi quasi, e non siamo assolutamente capaci di gestire la marea di emozioni che ci travolge. Da un lato infatti ci sentiamo come se conoscessimo l’altro da sempre, dall’altro tuttavia è innegabile che di fatto non ne possiamo comprendere le varie sfumature che solo una frequentazione di più lunga durata può portarci a scoprire.

Eppure non siamo in grado di mettere un freno agli eventi che si susseguono rapidi e che travolgono, noi e l’altro, come se frequentarsi fosse la cosa più naturale del mondo, come se l’avessimo sempre fatto, come se avessimo già condiviso alcune frasi che ci escono spontanee, alcuni modi di dire e di fare che ci accomunano e al tempo stesso lasciano entrambi sbalorditi per un’intesa tanto naturale quanto, in realtà, precoce. Non riusciamo neanche a darci il tempo di rallentare il ritmo delle cose e cercare di capire in modo più profondo la persona che abbiamo davanti; non riusciamo perché le emozioni sono troppo forti, perché la voglia di vivere una cosa tanto intensa senza pensare al dopo è irresistibile, e perché non ci siamo mai sentiti tanto bene prima di quell’incontro, perciò scegliamo di respirare a pieni polmoni quell’aria fresca che la vita ci ha regalato.

Però, inevitabilmente, prima o poi siamo costretti a confrontarci con l’impossibilità di prevedere i risvolti dell’altro, le pieghe emotive che generano reazioni a nostre azioni che non possiamo intuire, proprio perché la conoscenza non è al passo con le forti emozioni che ci hanno legati all’altro fin dal primo incontro. Così si può giungere a uno scontro, a dei silenzi, a delle reazioni inattese, di cui nessuno dei due comprende bene la motivazione, sta di fatto che si arriva a un’interruzione, un momento di pausa durante il quale emerge l’incapacità di comprendersi e di comunicare nel modo giusto per fare quel passo in avanti fondamentale a salire il gradino verso una maggiore conoscenza.

Perché a volte ciò che succede ci sconvolge al punto di renderci incapaci di saperlo gestire?

Come mai le emozioni prendono il sopravvento sulla necessità di darci il giusto tempo per procedere più lentamente nella conoscenza?

È giusto dunque tenere a freno qualcosa che vuole travolgerci, razionalizzando così ciò che non dovrebbe mai essere razionalizzato?

Il momento dell’attrito è quello più doloroso, perché giunto inaspettato ma anche perché lascia in bocca il sapore amaro del non chiarito, del dubbio sulle motivazioni del contrasto, del ricordo di quelle sensazioni meravigliose che comunque non riescono a essere offuscate dall’incomprensione. Così riflettiamo su cosa conti davvero, su quanto sia importante quell’emozione nella nostra vita; la guardiamo con attenzione, la esploriamo nel profondo, la paragoniamo a tutte le altre vissute nel passato più o meno recente, e ci rendiamo conto che lei vince. È più completa, più forte, più solida e incrollabile di qualunque altra sensazione con cui abbiamo avuto a che fare, è avvolgente, nonostante il distacco, e ci riempie in un modo che mai avremmo immaginato.

Dunque decidiamo di non volerla perdere, di voler combattere per lei perché ci fa stare incredibilmente bene, e perché sappiamo, percepiamo, sentiamo, che l’altro prova le stesse emozioni. Allora troviamo il modo per riavvicinarci, ritrovarci, ricominciare a comunicare raccontandoci le sensazioni del periodo di allontanamento, necessario ma doloroso, e ci lasciamo di nuovo andare a quell’emozione, in modo forse più forte di prima, ma con un ritmo diverso, più lento e più in armonia con l’esigenza di conoscersi a fondo e, grazie a questo, capirci.

 

 

Marta Lock

 

 

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