Non dimenticarti di te

A volte prima di preoccuparci di far star bene gli altri… dovremmo domandarci se gli altri stanno facendo di tutto… per far star bene noi…

Può succedere che in alcuni momenti particolari del nostro percorso emotivo, soprattutto se usciamo da un periodo di riflessione solitaria, ci sentiamo particolarmente vulnerabili o, per meglio dire, inclini a vedere tutto il meglio in qualcuno che finalmente, dopo una lunga attesa, riesce a farci di nuovo sentire vivi. Fa riemergere sensazioni ormai assopite, ci riporta in una dimensione dimenticata che credevamo di non essere più predisposti a rivivere; quell’incontro è vitale per ricordarci che invece tutto ciò che pensavamo appartenesse al passato, era solo nascosto in un angolo e pronto a saltare fuori davanti alla persona giusta, quella capace di tirare fuori le emozioni più forti e necessarie a farci sentire completamente presi. Dunque, nonostante le resistenze iniziali, non possiamo fare a meno di lasciarci avvolgere da quella sensazione che ci permette di rinascere, di camminare a un metro da terra, di credere in tutto ciò per cui fino a poco tempo prima ci sentivamo solo disillusi.

Le cose sembrano andare talmente bene da permetterci di lasciarci andare completamente, di ritrovare quella spontaneità quasi adolescenziale, che avevamo nascosto sotto anni di esperienze sbagliate, sotto delusioni derivate da persone e comportamenti che ci avevano indotti a relegarla, quella spontaneità, in un posto da cui non sarebbe stata ferita con la facilità del passato più recente. E ci sentiamo così felici da non notare quelle successive piccole variazioni di atteggiamento che creano un disequilibrio tra ciò che l’altro ci sta continuando a dare, le sue attenzioni un po’ meno avvolgenti dell’inizio, i suoi contatti leggermente meno costanti, e ciò che invece noi, ormai in corsa sull’autostrada ad alto scorrimento della reciprocità e del darci senza freni, continuiamo costantemente a donare a piene mani.

Come mai la persona che tanto ha fatto per conquistarci poi sembra voler rallentare il passo?

Perché non appena noi sentiamo di poter iniziare a dare, e darci, senza più paure, l’altro si ferma e sembra addirittura prendere le distanze?

È paura la sua oppure semplicemente un adagiarsi nella certezza di aver compiuto la conquista e dunque convinto che non sia più necessario sforzarsi come prima?

Attribuendo i comportamenti modificati a un periodo delicato, a delle difficoltà di relazionarsi in modo più profondo, o a un momento di stanchezza dovuto alla quotidianità professionale, noi cerchiamo di non fargli mancare quelle attenzioni, quel riguardo e quelle delicatezze che ormai abbiamo liberato e che non riusciamo a fare a meno di dargli. Ma è proprio quella la fase in cui iniziamo a sentirci insoddisfatti, in cui qualcosa dentro di noi si spezza, forse perché la variazione di comportamento un po’, anche se facciamo fatica ad ammetterlo con noi stessi, ci ha delusi, forse perché ciò che vorremmo è continuare a sentirci come i primi tempi, quando l’altro ci aveva presi per mano e portati su una stella, mentre ora quella mano non la sentiamo più intrecciata alla nostra.

Dunque inevitabilmente, dopo queste riflessioni e dopo esserci resi conto che, al di là del piacere di far sentire bene e compiacere la persona che abbiamo accanto, perché l’amore è desiderare la felicità e il benessere dell’altro, non possiamo non notare che un’inaspettata retromarcia, un leggero distacco emotivo, un essere un po’ meno presente ci risulta immaturo, incoerente e non rende più felici noi. Non possiamo non fermarci a valutare che, al di là delle motivazioni che spingano l’altro ad adagiarsi, dando quasi per scontata la nostra presenza al suo fianco, il suo sentirsi tanto tranquillo per averci già conquistati al punto di non sentire l’esigenza e il desiderio di continuare a farlo, a noi non piace sentirci in quel modo. Non ci piace sentirci trascurati perché vogliamo sentire la presenza dell’altro, non ci piace assecondare comportamenti puerili perché dimostrano scarso equilibrio, non ci piace vivere sulle montagne russe a seconda degli suoi umori e non ci piace che i sentimenti vengano messi in pausa in base agli alti e bassi della personalità di chi non ha ancora raggiunto una piena maturità emotiva.

E così ci diciamo che se l’altro non fa di tutto per rendere felici noi, dobbiamo essere noi ad amare noi stessi e a ricordaci di non dimenticare cosa desideriamo e di cosa abbiamo bisogno, e di conseguenza scegliere se stiamo abbastanza bene da restare oppure se è meglio andarcene.

 

 

Marta Lock

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