Naturalmente noi

E poi decidiamo che la cosa importante… non è come ci fa sentire qualcuno per ciò che fa… bensì come ci sentiamo noi grazie a come è…

Dopo aver passato tanti anni a comprendere noi stessi anche attraverso le vicissitudini che abbiamo vissuto e le persone che abbiamo incontrato nel nostro a volte complicato cammino, ci siamo resi conto di cosa ci fa stare bene e di cosa invece non possiamo accettare di nuovo nella nostra vita. Questo ci conduce a sapere cosa vogliamo e a non aver paura di chiederlo alle persone con cui entriamo in contatto dopo la fase di consapevolezza; nel caso di rapporti interpersonali o professionali il nostro atteggiamento deciso e determinista, può essere un punto di forza, un modo per andare avanti più velocemente verso la strada che abbiamo scelto.

Tutto cambia però quando lo stesso tipo di comportamento lo applichiamo nelle relazioni sentimentali, in quegli spazi infiniti che costituiscono il mondo emotivo perennemente in evoluzione e mutevole in base all’altro che ci troviamo davanti di volta in volta. Ovviamente le esperienze del passato chi hanno aiutati a conoscere noi stessi, a capire di cosa abbiamo bisogno per sentirci felici e, soprattutto, quali atteggiamenti non possiamo tollerare nella nostra vita emozionale, perché in precedenza siamo stati feriti, abbiamo lasciato correre cose e dettagli a cui, a posteriori, abbiamo capito che sarebbe stato meglio non accondiscendere. Dunque, dopo un ragionevole periodo di riflessione e solitudine, ci riapriamo alla possibilità di far entrare di nuovo qualcuno nella nostra vita, ben consapevoli che gli errori del passato non saranno mai più ripetuti.

Nel momento del nuovo inizio cancellare completamente il passato è impossibile, non tanto perché siamo ancora legati ai suoi protagonisti, quanto perché la memoria emotiva delle nostre reazioni ad alcuni atteggiamenti è ancora viva, al punto di interpretare chi abbiamo davanti nel presente attraverso il filtro delle paure e delle riserve generate da ciò che è recentemente stato vissuto. Non solo, il timore che qualcosa con cui abbiamo avuto a che fare, e che ci ha feriti, si ripresenti con il nuovo amore, ci costringe a tenere la guardia alzata e a dire chiaramente all’altro cosa non possiamo sopportare.

È giusto questo atteggiamento di difesa?

Perché dobbiamo condizionare la spontaneità della persona del presente solo per la nostra incapacità di riuscire a distinguere le sfumature diverse da tutto ciò che abbiamo vissuto prima?

Per quale motivo non riusciamo a considerare che non necessariamente tutto ci ricondurrà verso lo stesso epilogo?

Come mai, pur avendo ben chiaro che il nuovo altro non ha nulla a che vedere con chi ci ha feriti in precedenza, non abbiamo la stessa lucidità per comprendere che la situazione che viviamo con lui è completamente diversa, tutta un’altra storia?

E ancora, è corretto chiedergli di fare o di non fare qualcosa per noi, togliendo a lui la gioia di sentirsi libero di essere se stesso e togliendo a noi il piacere di scoprire come naturalmente è?

Tutte queste riflessioni vanno osservate anche dal punto di vista inverso, cioè rendendoci conto, o ricordando qualora ci sia successo, che noi per primi non vorremmo mai sentirci imporre qualcosa che non fa parte della nostra personalità, del nostro modo di fare, del nostro personale modo di amare. Noi per primi non riusciremmo a sentirci liberi e amati per come siamo se l’altro ci disegnasse un quadro preciso di come dovremmo comportarci.

Dunque la cosa migliore è lasciare il nuovo amore libero di essere se stesso, così come vogliamo essere noi, libero di dare ciò che ha da darci nel suo personalissimo modo, quello che, proprio in virtù della spontaneità che gli stiamo lasciando, ci farà rendere conto che il modo in cui ci sentiamo con lui non è determinato da ciò che gli stiamo chiedendo di fare o delle prove che gli domandiamo di darci, bensì semplicemente e naturalmente per come lui è.

E sarà grazie al suo modo di essere con noi che ci farà toccare il cielo con un dito, perché ci farà sentire amati per come naturalmente siamo, amandolo per come naturalmente è.

 

 

Marta Lock

 

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