E va bene, hai vinto tu

Per vincere a volte… bisogna fingere di sapere di aver perso… ma poi continuare a combattere…

Nella società contemporanea le relazioni interpersonali si trasformano molto facilmente in vere e proprie battaglie, lotte sotterranee volte a dimostrare di essere i migliori, i più forti, i vincenti. Questo si verifica tanto nelle dinamiche professionali e amicali, quanto in quelle emotive e di coppia, campo in cui non dovrebbero innescarsi quei meccanismi che, di fatto, fanno solo alzare delle barriere difensive e inibiscono il dialogo e la comprensione reciproca. Tuttavia accade molto più frequentemente di quanto vorremmo quindi spesso ci troviamo a doverci difendere proprio in quell’ambito dell’esistenza nel quale desidereremmo solo sentirci protetti.

Quindi, memori delle esperienze del passato più o meno recente, ci apprestiamo a vivere in ogni settore della vita con la guardia alzata, con i guantoni da boxe ben calati sui pugni chiusi e pronti a contrattaccare qualora si delinei la necessità di farlo. Nel tutelare noi stessi dimentichiamo però che anche l’altro, in questo caso considerabile come antagonista, sta rispondendo a esperienze precedenti e a sua volta mettendo in atto la sua strategia volta a vincere e a schermare la propria interiorità. Ecco quindi che spesso le parti si irrigidiscono sulle proprie posizioni e ciò che potrebbe, e dovrebbe, essere risolto con un semplice dialogo aperto e sincero volto a chiarire i dubbi, le perplessità, le paure che, in quanto esseri umani, non possiamo non avere, diventa invece un braccio di ferro infinito in cui ognuno sembra essere più impegnato a mostrare i muscoli e la forza che non a costruire un nido solido dentro cui nascondersi e proteggersi dall’esterno.

Eppure quella tensione in fondo un po’ ci piace, ci fa in qualche modo sentire vivi, proprio per l’abitudine del vivere contemporaneo a conquistare passo dopo passo ciò che vogliamo, a dover dimostrare che possiamo farcela; perché quando qualcosa ci arriva in modo semplice, facile, esattamente così come l’abbiamo sempre immaginato e desiderato, sembra mancarci il mordente, e trovandoci tutto lì davanti senza dover neanche tendere la mano per prenderlo, non gli diamo il valore che invece ci viene naturale attribuirgli quando dobbiamo lottare per averlo. Così ci guardiamo dentro e comprendiamo che ciò di cui abbiamo bisogno è quel brivido di incertezza, quell’istinto primordiale del dover combattere, perché senza ci manca qualcosa, senza la noia prende il sopravvento e ci induce a fuggire.

Perché vediamo la nostra naturale tendenza a dover conquistare ciò che abbiamo come un’incapacità a costruire legami solidi?

Chi dice che una relazione deve avere le connotazioni di tranquillità e calma piatta per essere stabile?

Non è invece possibile, se le parti vedono lo stare insieme con lo stesso punto di vista, trovare un equilibrio nell’instabilità?

Non si può al contrario costruire una saldezza proprio in quel tendere costante l’uno verso l’altro, per confrontarsi, per tenersi testa e, di conseguenza, trovare un punto di incontro che può cementare fondamenta ben più solide di un annoiato quieto vivere?

Alla luce di queste considerazioni ammettiamo con noi stessi che non esiste un modo giusto e uno sbagliato di avere una relazione, non esistono comportamenti universalmente adatti a tutte le infinite possibilità e combinazioni caratteriali che contraddistinguono ogni individuo. Pertanto scegliamo di accogliere nella nostra esistenza relazionale ciò che è giusto per noi, con le modalità più affini al nostro modo di essere e apprendiamo a destreggiarsi nelle complicazioni delle lotte quotidiane con la persona che abbiamo scelto e che ci fa sentire vivi, sempre in discussione, sempre con qualcosa da conquistare, giorno dopo giorno.

E apprendiamo che, in quel tendere costante verso un gradino più alto, a volte è necessario fingere di abbassare le armi e arrendersi, dando l’impressione all’altro di aver vinto, per mantenere quel sottile equilibrio grazie al quale poter ricominciare a lottare per ciò di cui abbiamo realmente bisogno, e che ancora non siamo riusciti a ottenere.

 

 

Marta Lock

 

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