Equilibri imperfetti

A volte desideriamo qualcosa ma non troviamo chi ce lo dia… altre incontriamo qualcuno che può darcelo… nel momento in cui non lo desideriamo… e così restiamo in bilico ad aspettare la congiunzione perfetta…

Siamo tutti figli del nostro tempo, un vivere strano che a volte ci fa sentire trascinati dalla corrente mentre altri completamente fermi e immobili nell’attesa che le cose ricomincino a muoversi; questo costante dondolìo si verifica sia nella nostra sfera professionale e interrelazionale, sia in quella sentimentale ed emotiva, dove gli alti e bassi sono persino più amplificati proprio in virtù del coinvolgimento che le faccende di cuore generano. Anche in termini di durata tutto è rivoluzionato rispetto a due ventenni fa, il tempo dei rapporti si è abbreviato notevolmente un po’ perché siamo diventati più consapevoli di ciò che ci rende felici e di ciò che invece non possiamo accogliere nella nostra vita, un po’ perché l’inquietudine e la ricerca fanno parte dell’essere umano da sempre e, nell’epoca contemporanea, abbiamo imparato ad accettarle come parte del nostro viaggio.

Dunque nel cammino alla scoperta noi, quella meravigliosa avventura in cui spesso ci facciamo prendere la mano da qualcuno, ma altrettanto frequentemente ci ritroviamo a meditare in solitaria sul percorso più recente e appena terminato, può capitarci di trovare delle persone incredibili, che sono capaci di darci tanto quanto ne siamo capaci noi, eppure, malgrado sappiamo riconoscerne il valore, non riusciamo a sentirci coinvolti come vorremmo, e dovremmo, per darci la possibilità di andare incontro alla felicità. Al contrario invece, in altre particolari fasi in cui abbiamo perfettamente capito ciò di cui abbiamo bisogno per stare bene e sentirci appagati in una relazione, il destino ci fa il dispetto di farci incontrare persone che non hanno ancora ben chiara la loro direzione, che non si rendono conto di quali siano le scelte migliori per sentirsi bene, e così brancolano nel buio di una non consapevolezza che non li rende stabili, né affidabili, per se stessi e per chi li incontra.

Certo, la vita è tutta una questione di attimi, di appuntamenti con il fato, di allineamenti e di congiunzioni che non sempre si verificano, quindi diventa inutile colpevolizzare noi stessi o l’altro per non volere le stesse cose, per non andare nella stessa direzione, così come in un precedente passato non potevamo essere colpevolizzati noi quando non ce la siamo sentita di andare avanti in una relazione che non riusciva a coinvolgerci, nonostante sulla carta fosse la migliore per noi. Perciò affrontiamo, e accettiamo, l’evidenza delle cose e, saggiamente, comprendiamo che non sempre tutto va come vorremmo.

Come mai, nonostante i nostri sforzi, sembriamo non riuscire mai a raggiungere la tanto attesa quadratura del cerchio?

Perché la realizzazione emotiva sembra sfuggirci come una chimera che si allontana ogni qualvolta noi desideriamo avvicinarci?

È dunque questo il nostro destino? Continuare a cercare qualcosa che ci sfugge?

Del corso degli eventi dobbiamo imparare ad apprendere gli alti e bassi come momenti di crescita e di confronto con noi stessi, perché è solo quella la fase in cui riusciamo a comprendere le basi di partenza e le motivazioni che ci spingono a fuggire o inseguire; i perché dobbiamo prendere strade sbagliate, per nostra volontà o immaturità, o per quella degli altri che incontriamo, prima di poter scoprire, deviazione dopo deviazione, quella più giusta. Quindi, solo dopo aver meditato, riflettuto, compreso, possiamo raggiungere quell’equilibrio con noi stessi che ci permette di sapere di essere sì in bilico, ma solo per attendere il momento in cui arriverà chi saprà completarci.

E il suo equilibrio si potrà unire al nostro senza bisogno che nessuno dei due si appoggi o sia da traino all’altro, bensì in quell’accordo ideale che per tanto tempo abbiamo atteso e che aveva bisogno solo del suo tempo per poter entrare a far parte della nostra vita. Il tempo del percorso necessario a raggiungere una consapevolezza che in precedenza non avevamo.

 

 

Marta Lock

 

 

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