Questione di feeling

Le persone non sono né giuste né sbagliate… sono solo persone perfettamente compatibili con qualcuno… e assolutamente dissonanti da qualcun altro…

Quante volte ci è capitato di conoscere persone perfette per noi sulla carta ma con cui poi stare insieme era impossibile?

Perché dopo i primi tempi in cui tutto sembrava bellissimo, ci troviamo a fare i conti con incomprensioni e dissonanze che mai avremmo immaginato di dover affrontare?

Come mai a noi capitano sempre le persone più sbagliate?

Nel corso della nostra educazione emotiva, quella che si genera attraverso incontri e relazioni che sedimentano ed edificano la nostra struttura di adulti consapevoli, ci capita spesso di sentirci fortemente attratti dal nostro opposto, quello verso cui ci guidano la passionalità e l’impulso, quello che ci affascina proprio perché talmente diverso da noi da farci desiderare di trovare il modo di colmare quella distanza o perché sentiamo che ha ciò che manca a noi. E per una fase più o meno lunga, a seconda della nostra capacità di capire la necessità di cambiare direzione, continuiamo a reiterare lo stesso schema, nonostante non crei le condizioni per farci sentire emotivamente appagati, e ci ritroviamo, periodicamente, a sentirci maltrattati dal destino per il fatto di trovare sempre la persona più sbagliata con cui stare.

A quel punto diventa molto più facile deresponsabilizzarci e colpevolizzare tutto ciò che ci ruota intorno – gli altri, il fato, la casualità – piuttosto che guardarci allo specchio e ammettere a noi stessi che siamo proprio noi i colpevoli del non saper aprire la porta a persone diverse dalla tipologia nella quale incappiamo continuamente. Siamo noi a non aver compreso ancora che forse la chiave giusta sta nel volgere altrove il nostro sguardo anziché continuare a cercare la stessa tipologia di persone forse proprio perché dobbiamo vincere quella battaglia che non abbiamo vinto in passato. Una battaglia che in alcuni casi scaturisce da una precedente, più remota, più lontana nel tempo ma che è comunque capace di segnare una profonda traccia nel nostro presente.

Spesso ci sentiamo talmente vittime del destino da domandarci perché a noi capitino sempre i peggiori, e molto spesso viviamo l’intera durata della relazione facendo sentire l’altro un carnefice che sembra compiere ogni mossa per ferire la nostra sensibilità, o lo vediamo come qualcuno che sia lì per fare il contrario di tutto ciò che noi desidereremmo, e portiamo avanti una relazione insoddisfacente solo per l’incapacità di comprendere che invece sarebbe solo da chiudere. Non perché l’altro sia colpevole più o meno di noi, all’interno di un rapporto non esiste chi è più o meno colpevole, più o meno bravo o buono o chi è più o meno sensibile; le due parti di una coppia sono persone diverse, sfaccettate e uniche nelle loro sfumature. Dunque la questione non è determinare chi sia giusto e chi sia sbagliato, bensì comprendere che sensibilità differenti, modi di vedere le cose a volte opposti, possono generare un scontro titanico che dà vita a una frattura via via più insanabile.

A quel punto ammettere l’evidenza di un’incompatibilità è fondamentale per accettare ciò che in precedenza non avevamo voluto prendere in considerazione, e cioè che non esiste la possibilità di trovare un punto di incontro tra due parti tanto distanti tra loro, quando il modo di vedere la realtà è totalmente discostato, quando i caratteri sono talmente opposti da arrivare continuamente al conflitto, quando non esiste un modo per accorciare distanze che invece si alimentano e si approfondiscono giorno dopo giorno. Lasciando andare qualcuno diamo la possibilità a noi stessi, e all’altro, di incontrare la persona più adatta, quella che, senza fare nulla, riesce a tirare fuori la parte migliore, perché naturalmente più affine, più vicina al nostro sguardo, quella i cui difetti diventano solo parti che si riescono ad accettare con un sorriso, non un motivo continuo di conflitto e di opposizione.

Perché in fondo siamo esseri imperfetti, noi come gli altri, e il segreto sta nel trovare un equilibrio rasserenante unendo due imperfezioni che si incastrano, come pezzi di un puzzle, attraverso quel qualcosa di inspiegabile a cui diamo il nome di feeling.

 

 

Marta Lock

 

 

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