L’eco del tempo

Il ricordo è ciò a cui restiamo aggrappati… quando qualcosa che aveva reso migliore la nostra vita… ci è sfuggito via dalle mani senza sapere il perché…

Molto spesso, nel corso del nostro avanzamento verso l’evoluzione personale, ci sentiamo come imbrigliati, intrappolati, dentro un precedente accadimento che non è stato mai completamente compreso. In alcuni casi, nel momento in cui si è verificato, è rimasto latente a galleggiare nella nostra mente e nella nostra anima, perché non eravamo davvero pronti ad affrontarlo, a guardare in modo profondo ciò che aveva provocato il dipanarsi di una serie di cause ed effetti che, infine, ci aveva fatti giungere a un epilogo non voluto e non pensato. Ci sono poi state altre circostanze in cui invece noi eravamo più che pronti e determinati a capire ciò che stava succedendo ma non abbiamo trovato riscontro al nostro desiderio di confrontarci con l’altra parte o con la motivazione che aveva determinato il distacco da qualcosa che era importante.

A quel punto, nonostante siamo stati costretti a prendere atto di dover mettere la parola fine, di dover accettare una conclusione non voluta, continuiamo a restare sospesi tra un passato non ancora definitivamente concluso, proprio perché incompreso nel suo epilogo, e un presente che non è ancora una porta aperta a causa di quella nebulosa fine alla quale non siamo riusciti a dare un senso. Eppure nel momento in cui lo stavamo vivendo nel pieno del suo tempo di vita, quel passato ci aveva resi felici, sembrava esserci stato portato su un vassoio d’argento per rendere la nostra esistenza migliore di quanto non fosse prima di incontrarlo. Ci sentivamo diversi, completi, increduli per essere i protagonisti di qualcosa di tanto bello, esaltante, unico rispetto a qualunque esperienza precedente.

E allora perché gli eventi ci hanno costretti a staccarcene?

Come mai non siamo riusciti a trattenere qualcosa che ci era apparso tanto importante da riuscire, per il periodo in cui è rimasto, a cambiare la nostra vita?

Per quale motivo poi, se è vero che abbiamo appreso a prendere atto dell’impossibilità di gestire e cambiare le cose in base a ciò che vorremmo, non riusciamo in questo caso ad accettare una conclusione inevitabile?

L’incompiuto è un tarlo che ci si appiccica addosso perché ci induce continuamente a riflettere o, per meglio dire a rimuginare, su ciò che è accaduto, sui segnali che forse non abbiamo saputo vedere, su quei piccoli dettagli che abbiamo trascurato, su quel non detto che ci aveva illusi riguardo alla perfezione di un legame, su un andamento positivo che invece probabilmente era in qualche modo distorto da un non voler guardare più a fondo. Un non voler ascoltare l’intuito che evidenziava una nota stridente, un non voler dar peso a una frase sfuggita sovrappensiero ma che apriva uno spiraglio su un aspetto non trascurabile quanto avremmo voluto, un non porre attenzione a una reazione completamente in contrasto con il comportamento che tanto ci aveva conquistati. Tutto questo è accaduto perché, crescendo, abbiamo appreso a guardare le cose attraverso un punto di osservazione ampio, senza soffermarci sui dettagli bensì apprezzando l’insieme complessivo, poiché sappiamo che la perfezione non esiste e che ogni volta in cui abbiamo rotto il capello ci siamo poi ritrovati a rimpiangere la nostra eccessiva attenzione al dettaglio. Eppure però, nella situazione specifica, quei particolari che abbiamo lasciato sfuggire sarebbero stati rivelatori e annunciatori di ciò che sarebbe avvenuto dopo, avrebbero potuto darci indizi sull’epilogo che avrebbe avuto quella situazione e ci avrebbero in qualche modo tutelati da un’illusione che di lì a poco si sarebbe infranta salvandoci dal doverci trovare un quel limbo tra un prima che non riusciamo a dimenticare e un dopo a cui non siamo capaci di dare una spiegazione.

Dunque, fino al momento in cui non riusciremo a ripercorrere a ritroso quella via che l’intuito ci aveva già indicato, seppure inascoltato da un’emotività che non voleva accettare la sua voce, continueremo a lungo a rivolgere al passato quello sguardo incredulo che torna periodicamente alla nostra mente attraverso l’eco del tempo.

 

 

Marta Lock

 

 

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