Vorrei ma non posso

E poi scopriamo che non sono gli ostacoli a impedire che qualcosa avvenga… semmai ciò che non avviene diventa un segnale… per intuire la presenza di inconfessati ostacoli…

Quante volte ci siamo persi nel cercare una logica agli impedimenti che hanno ostacolato il proseguimento di un rapporto?

Perché in molte situazioni in cui ci siamo sentiti davvero coinvolti sopraggiungeva una difficoltà che improvvisamente provocava un indietreggiamento il quale, a posteriori, abbiamo potuto identificare con l’inizio della fine?

Come mai questi ostacoli sembravano posizionati ad arte per far sì che la relazione non si consolidasse, che il legame non si rafforzasse, che la conoscenza non si approfondisse, quanto avremmo voluto?

Molto spesso ci lasciamo prendere da qualcuno al punto di non riuscire a comprendere con lucidità i perché, che a volte sono molto più semplici e basilari di quanto non immaginiamo, di comportamenti un po’ strani e contorti attraverso i quali, da un certo punto in avanti, si muove all’interno della relazione che stiamo costruendo insieme. O tentando di costruire. Sì perché oltrepassato l’impatto iniziale, quello senza il quale una conoscenza non supererà mai i confini dell’amicizia, appurata la reciprocità di un’energia indispensabile per generare un sottile legame che ha solo bisogno di crescere, e scelto di cominciare a dare un seguito a ciò che l’istinto suggerisce, ci scontriamo con difficoltà e intralci che mettono un freno a qualcosa che invece dovrebbe fluire in modo spontaneo.

Inizialmente giustifichiamo i rallentamenti legandoli a impegni presi, a un condurre la propria esistenza senza dover fare spazio a un’altra persona che in qualche modo deve essere inserita all’interno di un ordine che non la comprendeva, non fino al giorno in cui è avvenuto l’incontro. Trascorso un ragionevole frammento di tempo, durante il quale noi siamo riusciti a trovare ritagli possibili per approfondire quella conoscenza, per incontrarci e guardarci negli occhi come durante il primo evento che è stato l’avvio verso la curiosità e il desiderio di scoprire di più, può capitare di trovarci di fronte a barriere invalicabili che fanno costantemente slittare e posticipare il momento di un nuovo incontro. A quel punto diventa inevitabile cominciare a interrogarci sul perché una persona chiaramente interessata, assolutamente decisa a voler proseguire la conoscenza con noi, sia così tanto impossibilitata dalle circostanze a dar seguito alle parole che con tanta convinzione pronuncia.

Così proviamo la strada della fuga, del negarci, del fingere di essere noi impegnati proprio nel momento in cui l’altro si fa vivo. L’altro ci trattiene con le sue ammalianti frasi senza però dimostrare di voler concretizzare eppure volendo mantenere un filo di comunicazione che ci induca a restare lì, in attesa, riuscendoci di fatto perché è esattamente il leggero velo di mistero, il rebus da risolvere, il bandolo da scoprire, a tenerci legati a un qualcosa di potenzialmente possibile che tuttavia si rende invece perennemente sfuggente, dunque non irrealizzabile bensì solo slittato in avanti verso un tempo indefinito. Nel momento in cui mettiamo in campo la strategia della ritirata vediamo gli sforzi dell’altro moltiplicarsi, i contatti infittirsi e le possibili opzioni per vederci divenire più concrete e improvvisamente definite. Questo fino al momento in cui tutto svanisce, l’opportunità sfuma, il determinato si trasforma nuovamente in inattuabile. Dunque ci troviamo ancora una volta davanti a ostacoli insormontabili, in quel caso però con un nuovo percorso di consapevolezza da affrontare e con cui confrontarci.

Quello cioè che ci induce a ricordarci quanto per noi, nel presente ma anche nel passato, non siano esistiti impedimenti quando li volevamo oltrepassare, quanto non sia possibile che gli impegni siano così prioritari da bloccare completamente un andare verso qualcuno che davvero ci interessa; ci induce a guardare con lucidità che non esistono cose impossibili bensì solo cose che non si vogliono abbastanza, che non sono sufficientemente forti. Oppure ad ammettere con lucidità che tutto ciò che non avviene è impedito da qualcosa che non ci è stato rivelato, una situazione precedente che frena il concretizzarsi con noi, un’ambiguità dell’altro che lo costringe a muoversi tra due sponde per sentirsi bene con se stesso, un comportamento che tende a voler giustificare, dietro attese e sospensioni, solo il bisogno di sentirsi inseguito.

Ecco, in queste situazioni in cui tutto diventa troppo faticoso, in cui l’altro sembra volere senza riuscire mai a potere, dovremmo smettere di lasciarci affascinare dal mistero e decidere di non sforzarci più di superare ostacoli che semplicemente non dovrebbero esserci.

 

 

Marta Lock

Leave a Comment