La voce del passato

Tutto ciò di cui abbiamo bisogno… potrebbe essere nascosto dentro le cose che abbiamo messo da parte… pensando che non fossero abbastanza…

Quante volte ci è capitato di pensare di volere di più?

In quante occasioni ci siamo sentiti intrappolati in una situazione che non ci sembrava essere il massimo per noi, decidendo di chiuderla per sanare un’insoddisfazione che non ci permetteva di restare dove eravamo?

Cosa ci fa credere che il meglio stia sempre in ciò che deve ancora arrivare, in ciò che non abbiamo?

Quando siamo concentrati sull’avanzare, sull’andare avanti e progredire inseguendo l’ideale più alto, quello che ci spinge a un miglioramento personale e a un’evoluzione necessaria a indurci a compiere quei cambiamenti fondamentali per il cammino verso la maturità interiore, tendiamo a staccarci da tutto ciò che potrebbe essere un potenziale ostacolo, una zavorra, per quel percorso. Un po’ perché non abbiamo ancora un quadro più completo e adulto di ciò di cui abbiamo realmente bisogno, di ciò che ci fa stare bene e ci rasserena, un po’ perché non sappiamo ancora che l’attesa intensa sensazione che ci solleverà a un metro da terra elettrizzandoci, poi nella maggior parte dei casi ci lascerà ricadere giù tanto velocemente quanto ci aveva esaltati. Di tutto questo non siamo consapevoli perché dobbiamo affrontare il sentiero dell’autocoscienza attraverso l’indispensabile sperimentazione che solo dopo averlo intrapreso, potrà farci raggiungere quelli che saranno i punti fermi da cui ripartire.

Nella fase esplorativa può capitarci, molto più spesso di quanto immaginiamo, di sottovalutare ciò che abbiamo, le cose che a livello istintivo abbiamo accolto e scelto ma che, da un certo momento in avanti, abbiamo iniziato a sentire come una gabbia, come un impedimento al nostro viaggio verso la scoperta di noi. Quindi, nella fase di propulsione e di apertura nei confronti dell’inconosciuto, di tutto ciò che rappresenta un lato inesplorato del mondo intorno a noi e di come noi possiamo rapportarci a esso, tendiamo a scegliere di soddisfare quella naturale curiosità, quell’innato desiderio di scoperta di ciò che non ci è ancora chiaro. Va da sé che durante questo percorso, questo sentirci insoddisfatti di quanto già abbiamo perché convinti che dietro l’angolo ci attenda molto di più, lasciamo indietro cose, luoghi e persone che non sembrano abbastanza, non sono adeguate a soddisfare quell’inquietudine che ci suggerisce di non fermarci, di guardare oltre e andare avanti.

Il cammino spesso è complicato, come d’altronde ogni tipo di evoluzione lo è, a volte ci fa credere di essere fermi e bloccati proprio per costringerci a soffermarci su parentesi che devono essere comprese a fondo prima di permetterci di avere un quadro chiaro, prenderne l’insegnamento necessario e, solo dopo, poter continuare a camminare. Altre volte, al contrario, tutto sembra andare fin troppo velocemente, troppo perché diventa impossibile avere il tempo di riflettere e di meditare sugli eventi. E poi, dopo questo lungo e complesso andare e tornare, fuggire e inseguire, ricercare e rinunciare, ci sediamo e facciamo il punto della situazione, con la consapevolezza più adulta di chi siamo davvero, di cosa abbiamo raggiunto, a quale prezzo e a seguito di quali rinunce; così non possiamo fare a meno di guardarci anche un po’ indietro, di ricordare quanto di ciò che eravamo in precedenza è rimasto come parte indelebile in noi nonostante il sentiero intrapreso, nonostante i cambiamenti, fondamentali per evolvere ma che in fondo non hanno modificato la nostra essenza. Quell’istinto che inizialmente ci guidava è stato sostituito da una razionalità e da un equilibrio che si rivelano fondamentali nell’attuale percorso più adulto, più stabile, ma in ogni caso vediamo con chiarezza che ci aveva indirizzati verso ciò che, ora lo sappiamo, era esattamente ciò di cui avevamo bisogno… allora così come adesso.

Quindi forse, pur avendo impiegato molto tempo a trovare l’autocoscienza attuale attraverso un sentiero indispensabile, quello che ci può rendere davvero felici corrisponde esattamente con ciò da cui ci eravamo allontanati non ritenendolo sufficiente in quell’inconsapevole passato. Eppure oggi sarebbe sufficiente a darci quella felicità alla quale ancora stiamo tendendo… tuttavia se non ce ne fossimo allontanati non ne avremmo mai compreso l’importanza.

 

 

Marta Lock

 

 

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