Come una fenice

Nessuno sarà mai tanto rapido e determinato a rialzarsi… quanto chi è già caduto altre volte… e ha imparato come si fa…

Tutto ciò che abbiamo costruito nel corso del tempo è stato frutto delle nostre scelte, sia che ne siamo consapevoli sia che, al contrario, ci siamo sentiti vittime delle circostanze o di un fato momentaneamente avverso. La realtà è che per compiere quel percorso evolutivo necessario a raggiungere le consapevolezze che spesso non sapevamo neanche di star cercando, è fondamentale attraversare, e a volte affrontare a gamba tesa, le lacune apparentemente incolmabili, le insicurezze insanabili, che definiscono la nostra personalità. Durante quel lungo e tortuoso percorso però non tutto è andato come avremmo previsto o immaginato e può succedere che scelte apparentemente semplici ci abbiano condotti verso risvolti complessi o rovinose cadute dalle quali, in alcune occasioni, ci sembrava impossibile pensare di rialzarci. Siamo rimasti a terra a volte per lungo tempo, con le nostre immaginarie ali indebolite e timorosi di non essere in grado di superare quell’ostacolo, quel blocco al nostro cammino che a quel punto non eravamo più sicuri fosse quello che avremmo dovuto intraprendere.

Come mai quella caduta rovinosa è dovuta capitare proprio a noi?

Per quale motivo sembra esserci stata inflitta un’ingiusta punizione quando in realtà stavamo solo cercando di fare del nostro meglio, per noi e per chi ci era accanto?

Dove troveremo la forza per rimetterci in gioco dopo aver subìto quello scacco, dopo aver assaggiato il sapore amaro della sconfitta, del crollo di ciò in cui credevamo?

Inizialmente abbiamo faticato per raccogliere i cocci del nostro coraggio, per ritrovare consapevolezza delle nostre capacità e sentir rinascere in noi la forza di ricostruire un inedito percorso, forse anche migliore rispetto al precedente, percorso che probabilmente se non si fosse verificata quella caduta non avremmo mai trovato, o avuto il bisogno di cercare. Poi però, con il trascorrere del tempo e con la sicurezza in noi stessi che di giorno in giorno cresceva proprio in virtù di quell’esperienza, abbiamo compreso quanti concetti fossero racchiusi dentro l’atto di rialzarci, che non si limitava solo e unicamente a regalarci la sensazione di essere usciti da un momento difficile bensì anche a illuminare una strada nuova, a farci scoprire quanta determinazione siamo stati capaci di mettere in campo per ricostruirci, e quanto l’asticella di ciò che non pensavamo di essere in grado di fare si sia alzata. Sì perché aver oltrepassato un nostro limite ci ha regalato la meravigliosa sensazione di non averne più paura, proprio per il fatto di aver già combattuto quel drago e di averlo vinto e quindi di poterlo vincere ancora e ancora, ci ha donato la certezza che il prossimo ostacolo non sarà un precipizio invalicabile bensì solo qualcosa che, se anche ci spaventerà, dovremo trovare il modo di aggirare, a cui trovare una soluzione senza soffermarci né lasciarci immobilizzare dal problema.

Così affrontiamo l’esistenza con un rinnovato sguardo, più positivo, meno legato a episodi che pensavamo ci avrebbero fermati mentre non possiamo non ammettere che, nonostante tutto, siamo in piedi, più sicuri di noi stessi e pronti ad affrontare nuove battaglie; coscienti che in fondo l’evoluzione della vita si nasconda proprio in quegli alti e bassi, in quei ponti apparentemente invalicabili, che non possiamo esentarci dall’oltrepassare per raggiungere la sponda di tutto ciò che viene dopo. Scopriamo che il fascino di quella complicata esistenza consiste anche nel rialzarsi, caduta dopo caduta, nel frammentarsi e trovare nuove identità che poi si ricompongono in un nuovo io, di volta in volta più equilibrato, più maturo, meno spaventato dalle vicissitudini, più determinato a osservare tutto da un punto di vista più ampio che ci permetterà di puntare subito al dopo. Senza fermarci all’immobilità di un blocco che sembra essere stato messo lì solo per farci ancora alzare l’asticella del nostro limite.

Realizziamo di essere pronti a metterci in gioco e rinascere ancora dalle nostre ceneri perché ora sappiamo che senza la caduta non può esserci il sapore dolce e intenso della risalita.

 

 

Marta Lock

 

 

 

 

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