Gli indomabili

Non si può domare uno spirito libero… lo si può solo accogliere e dargli un motivo per restare… fino al momento in cui comincerà a sentirsi in gabbia… e lentamente se ne andrà…

È strano quanto facilmente accada nel corso della nostra vita, di imbatterci in persone completamente diverse da noi, così tanto da renderci incomprensibile il loro modo di agire e di pensare, quasi come se costituissero ai nostri occhi un vero e proprio enigma mentre invece ci rendiamo conto di quanto esse siano in grado di essere decifrate facilmente quando si rapportano ad altri diversi da noi. A quel punto ci guardiamo intorno disorientati, domandandoci se siano gli altri ad avere quella marcia in più che non ci appartiene oppure se, al contrario, siamo noi a essere tanto singolari e particolari da vivere all’interno di un mondo tutto nostro nel quale non tutti sono in grado di entrare. Certo, avere a che fare con qualcuno che non corrisponde agli schemi più comuni non è certamente semplice eppure a noi sembra di far parte della normalità, almeno se prendiamo in considerazione il nostro punto di vista.

Verificato di non riuscire a superare la barriera di incomprensioni con un determinato tipo di soggetti, abbiamo ben chiaro, quanto meno, ciò a cui è meglio non avvicinarci, e così aggiustiamo il tiro cercando di lasciarci approcciare da chi costituisca un mondo meno misterioso, più simile alle nostre corde, più affine alla nostra emotività. In quel caso tutto sembra risultare molto più semplice, anche se, e di questo ce ne rendiamo conto nel momento in cui ci capita di raccontare alle persone vicine, i comportamenti per noi normali in realtà per molti non corrispondono affatto ai canoni che rientrano nelle consuetudini della maggior parte delle persone. Tuttavia noi ci sentiamo assolutamente a nostro agio all’interno di quel relazionarsi, perché ci sembra di conoscere sguardi, risposte e silenzi che in qualche modo ci assomigliano, sono familiari, come se li conoscessimo già perché in fondo appartengono anche a noi. Ma un rapporto costituito da due persone fuori dagli schemi tradizionali, non è affatto di semplice gestione anzi, proprio in virtù delle similitudini comportamentali, del desiderio di scegliere ogni giorno la strada da continuare a percorrere, la consapevolezza di trovarsi di fronte a un altro spirito libero, se da un lato ci permette di sentirci compresi, dall’altro può generare un’alternanza tra fughe e ritorni a volte dell’uno e a volte dell’altro.

Innegabilmente però quella strana alternanza non genera drammi e tensioni interiori come potrebbe accadere con gli alti, i tradizionali, quelli per cui un vai e vieni continuo non è sostenibile, non è giusto, non è normale, appunto.

Ma chi è in fondo a stabilire cosa può essere normale in modo assoluto?

Non è forse vero che ognuno, ogni persona e ogni coppia, ha il diritto di scegliere come costruire e vivere il proprio rapporto?

Per quale motivo gli altri pensano di avere in mano il parametro, proveniente dal proprio punto di vista, in base al quale giudicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato anche per persone diverse da loro?

Gli spiriti liberi sono quel ristretto gruppo di individui che non riescono a sottostare alle regole a cui la maggior parte degli altri invece si adeguano, per loro ciò che conta davvero, e che davvero li rende felici, è sentirsi liberi di scegliere, ogni giorno, cosa possono e desiderano fare, con chi farlo e quando allontanarsi se sentono minata quell’autonomia decisionale, quella possibilità a loro fondamentale, di fermarsi solo perché lo sentono. Solo dopo essersi resi conto di poter andare, e dopo aver sentito il desiderio di tornare comprendono quanto l’altro stia diventando importante, perché li sta accogliendo senza drammi né recriminazioni, semplicemente perché a sua volta, in quel ritorno sente di scegliere di aprire la porta, ancora e ancora, sempre alla stessa persona.

Entrambi sanno di essere indomabili, e proprio in virtù di questo continuano a comprendersi e riprendersi, perché in fondo è quella la libertà di cui hanno bisogno per decidere di restare.

 

 

Marta Lock

 

 

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