Non guardarmi, ascoltami

Nella maggior parte dei casi… gli altri non ci vedono per come siamo… nella maggior parte dei casi gli altri… vedono solo l’idea che si sono fatti di noi…

La società contemporanea sembra correre in avanti a ritmi talmente incalzanti da averci posto in una condizione in cui l’approfondimento sembra essere diventato inattuabile, il dialogo limitato a brevi battute necessarie e il relazionarsi quasi un fastidioso passaggio necessario al raggiungimento dell’obiettivo finale. Senza considerare poi tutti i rapporti virtuali che ci siamo stranamente e innaturalmente convinti possano sostituirsi a quelli reali, vissuti, respirati vis à vis. La velocità dei nostri tempi ci induce a bruciare le tappe anche nelle relazioni interpersonali, in cui ci si incontra per caso, ci si frequenta dopo un giorno, si vive subito intensamente il rapporto e ci si separa altrettanto rapidamente.

In tutto questo incedere verso chissà quale obiettivo più alto, dimentichiamo di porci in una posizione di reale ascolto delle persone che entrano nella nostra vita, perché in fondo ci piace crogiolarci nell’idealizzazione di qualcuno, ci dona l’illusione, seppur per breve tempo, di aver trovato quella quadratura del cerchio, quell’essere perfetto che aspettavamo da sempre; salvo poi renderci conto, una volta attutitosi l’entusiasmo iniziale, che le persone non hanno in realtà assolutamente niente di perfetto, sono semplicemente persone che desidererebbero essere accettate e accolte nella loro interezza, con i loro punti di forza e le loro debolezze. In realtà però, se ci soffermiamo a riflettere, quei punti di forza e quelle debolezze non le abbiamo mai conosciute, perché nel momento in cui era decaduta l’immagine splendente che ci eravamo costruiti di loro, mettendoli su un piedistallo dal quale non potevano che essere scalzati dall’inevitabile svelarsi della loro natura imperfetta proprio perché umana, abbiamo preferito scappare delusi e disillusi, attribuendo a loro la responsabilità di non essersi mostrati per come erano davvero.

Perché ci sentiamo quasi traditi quando qualcuno non risponde alle aspettative che ci eravamo fatti su di lui?

È possibile attribuire agli altri la colpa di non essere come li avevamo immaginati?

Come mai ci troviamo disorientati e destabilizzati, dopo poco tempo dall’inizio, nel trovarci di fronte a una persona completamente differente da come pensavamo che fosse?

E ancora, perché non siamo andati oltre l’armatura lucente e non abbiamo ascoltato ciò che c’era a un livello più interiore?

Lo sguardo con il quale guardiamo le cose, e le persone che incrociano il nostro cammino, non dovrebbe mai fermarsi alla superficie, non può avere le stesse connotazioni di rapidità con le quali affrontiamo la realtà quotidiana, perché gli individui presentano una miriade di sfumature, di barriere e di schermi, di atteggiamenti consolidati nel tempo che sono stati necessari a superare episodi precedenti e che hanno segnato la loro crescita. Noi per primi non possiamo non ammettere di nascondere molto spesso le nostre ferite più profonde e che hanno determinato alcune modifiche nel nostro comportamento le quali, mentre noi sappiamo cosa celino, agli occhi degli altri appaiono come parte del nostro carattere. Nella realtà dei fatti invece, ciò che c’è in superficie può essere molto diverso dalle profondità che sappiamo di dover proteggere dal mondo esterno, e se questo è vero per noi dovremmo accettare il fatto che lo sia anche per gli altri, ma tutto ciò non può prescindere da un attento e ripetuto ascolto.

I rapporti non possono avere fretta, non possono restare a un livello ideale decaduto il quale si cerca un nuovo essere perfetto da ricominciare a idealizzare; in fondo non è forse vero che siamo noi i primi a desiderare di incontrare qualcuno che vada oltre le nostre barriere e sappia vedere i nostri veri colori? E quindi noi dovremmo avere la capacità di tuffarci fino in fondo a uno sguardo e ascoltare un’interiorità che parla sottovoce e ci rivela quanto l’altro, che non è un essere perfetto, possa nascondere sotto gli strati con i quali protegge la sua vera essenza, imperfetta, difettosa, debole e fragile eppure meravigliosamente umana.

 

 

Marta Lock

 

 

 

 

 

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