Qualcosa di meglio

Il giorno in cui avremo ben chiaro cosa vogliamo… coinciderà con quello in cui sceglieremo di non accettare… tutto ciò che non gli corrisponda…

I compromessi che abbiamo accettato nel nostro passato emotivo, quelli che al momento ci sembravano la scelta giusta per trattenere a noi una persona che credevamo fortemente fosse l’unica che sentivamo di volere, hanno segnato delle svolte fondamentali per comprendere noi stessi e il tipo di relazione che volevamo avere nella nostra vita, la più adatta alle nostre caratteristiche e ai nostri bisogni interiori. Tuttavia per costruire la consapevolezza adulta che sentiamo di avere oggi, abbiamo dovuto procedere per tentativi, provare varie sfumature che, di volta in volta, ci hanno aiutati a comprendere verso quale tipo di storia sentimentale dovevamo orientarci per sentirci più a nostro agio. Non è stato affatto semplice compiere un percorso di conoscenza e di approfondimento, soprattutto nella fase in cui sapevamo troppo poco di noi per determinare consapevolmente le nostre scelte, e ancor di più nei periodi di transizione, quelli in cui eravamo proprio noi i primi a evolvere e modificare esigenze che in precedenza non avevamo o che, al contrario, sembravano essere opposte alle successive.

Ne è conseguito che legare il nostro cammino alla persona più giusta è risultato complesso, arduo e spesso decisamente irraggiungibile, forse perché non abbiamo avuto il privilegio che hanno in pochi di incontrarla per caso e prima di scoprire che lo fosse, o forse semplicemente perché l’approfondimento di noi doveva mettersi in relazione con un mondo esterno diverso, le nostre emozioni avevano il bisogno di crescere, di dispiegarsi, di essere ferite e di sentire in modo chiaro l’errore, prima di arrivare a noi nella loro pienezza e coscienza. Durante quel sentiero di approfondimento ci siamo confrontati con comportamenti e atteggiamenti che in qualche modo non ci appagavano, non ci facevano sentire davvero bene, ma l’emozione che l’altro del momento ci suscitava era talmente forte da indurci ad accoglierne i lati negativi, perché i positivi ci sollevavano così tanto da terra da spingerci a trovare il modo di amalgamarci e di creare un modo di stare insieme in cui ognuno avrebbe accettato un compromesso, un qualcosa che non andava come sarebbe dovuto andare.

Eppure, nonostante la tendenza a costruire, spesso ci siamo trovati a dover gettare la spugna, perché in fondo quelle differenze, quegli atteggiamenti che non ci piacevano, si sono cristallizzati in modo talmente profondo nella nostra interiorità, da essere diventati un fastidio intollerabile, provocando rotture dolorose ma necessarie. Perciò lo spartiacque tra ciò che va bene per noi e ciò che proprio non riusciamo ad accettare, diventa sempre più profondo, di chiusura in chiusura si arricchisce di nuove consapevolezze che non sono scelte ostinate dettate da una rigidità bensì esigenze emotive di una sensibilità che vuole essere valorizzata, non più delusa o mortificata da comportamenti non affini.

Non saremmo diventati troppo selettivi?

È giusto allontanare velocemente qualcuno solo perché, non conoscendoci, non sa qual è il modo giusto di comportarsi con noi?

Nel corso del tempo e delle precedenti esperienze, e soprattutto degli errori che costituiscono la palestra emotiva della nostra esistenza, abbiamo compreso che non dovremmo trovarci a dover spiegare sensazioni ovvie, non dovremmo trovarci a far comprendere all’altro il perché un determinato atteggiamento non ci piace; se una persona è quella adatta a noi dovrebbe già sapere, spontaneamente, come doversi approcciare in un rapporto, dovrebbe saperlo perché lei, a sua volta, lo vive e lo concepisce nel nostro medesimo modo. Ecco perché quando ci troviamo davanti a qualcuno di nuovo, grazie a un istinto che si è affinato e allineato alla consapevolezza di ciò che può farci stare bene, siamo diventati veloci a scoprire l’essenza dell’altro, sono sufficienti pochi gesti e poche frasi per farci comprendere se la persona che abbiamo di fronte può o non può essere quella con cui proseguire il nostro cammino.

E se non lo è, nonostante l’emozione e le sensazioni che suscita possano essere forti, sappiamo di dover fare un passo indietro e attendere qualcosa di meglio, per evitare un nuovo errore e per scegliere di non accettare nuovi compromessi. Perché sappiamo, dopo tanta attesta e dopo tanto scavare all’interno di noi, di poter aspettare ancora ciò che può renderci felici.

 

Marta Lock

 

 

 

 

 

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