L’ordine del caos

A pensarci bene il libro della nostra vita… è costituito da pagine che si sparpagliano… da parole che si ripetono… e da capitoli che si mescolano… generando un inaspettato caos…

Molto spesso ci troviamo a pianificare la nostra quotidianità e i nostri progetti futuri perché quando in passato avevamo proceduto alla cieca, ci eravamo trovati spesso a sbagliare direzione, a compiere scelte inadeguate a ciò che davvero stavamo perseguendo o a metterci in situazioni nelle quali sapevamo fin dal principio di non dover stare. Ascoltare prevalentemente l’istinto, seguire l’improvvisazione, buttarci senza ali e senza rete ha costituito il momento della scoperta, dei tentativi necessari per determinare una crescita personale che ci ha successivamente permesso di scoprire cosa volessimo davvero, quale avrebbe potuto essere la strada migliore per noi e quanto potevamo apprendere da quel periodo impulsivo durante il quale tante volte siamo caduti ma da cui, sempre, ci siamo rialzati.

Al termine di quel periodo concitato e approssimativo, decidiamo di doverci fermare a fare ordine, a decidere quale dovrà essere il nostro cammino, il binario razionalmente scelto da cui non possiamo deragliare non tanto perché rifiutiamo le possibilità e l’imprevisto, quanto per il fatto che diventa importante procedere in modo più prudente e cercare di programmare quanto è in nostro potere programmare per evitare, il più possibile, le rovinose cadute di cui portiamo ancora addosso le ferite, e i momenti destabilizzanti in cui sappiamo di dover voltare pagina e ricominciare un nuovo capitolo ma non abbiamo ancora idea di come muoverci e dove dirigere il nostro percorso. Cerchiamo dunque di dare un senso a ogni cosa, di stabilire dei passi lenti seppur concreti verso gli obiettivi che ci prefiggiamo e che vogliamo conquistare, stando ben attenti a non incontrare nuove destabilizzazioni e squilibri. Ma anche in quel caso, dopo un ragionevole periodo di tempo, realizziamo di non essere pienamente soddisfatti perché un mondo ideale in cui tutto è già previsto, nel quale ogni cosa deve avere un senso logico, predeterminato e studiato a tavolino, mossa dopo mossa, rende tutto incredibilmente sicuro ma altrettanto noioso, piatto, e così potremmo trovarci a rimpiangere l’imprevisto, l’inatteso, la tempesta che arriva e sparpaglia tutte le carte.

Perché spesso preferiamo avere tutto sotto controllo anziché lasciarci andare a quell’inatteso che può farci vedere ogni cosa da un punto di vista diverso?

Come mai arriviamo a preferire la stabile e noiosa certezza piuttosto che aprirci alla possibilità che qualcosa di elettrizzante possa giungere a sconvolgerci sovvertendo quell’ordine in cui avevamo scelto di vivere?

Non è forse il bello dell’imprevisto, del caos, a sprigionare energie che diversamente resterebbero in silenzio dentro di noi, inducendoci a rinunciare a guardare le molte opzioni che continuamente troviamo davanti a noi?

Nel momento esatto in cui ci fermiamo a fare queste riflessioni, in qualche modo stiamo aprendo le porte dell’inconscio a possibilità diverse che, stranamente, possono cominciare a verificarsi, sia perché istintivamente siamo più attenti a ciò che accade intorno a noi e che con la sua imprevedibilità può piacevolmente sorprenderci, sia perché spesso gli eventi si verificano sulla scia di ciò che siamo più predisposti a ricevere e dunque, quelle pagine ordinate all’interno delle quali ci eravamo mossi fino a poco prima, cominciano a sparpagliarsi rivelandoci quanto possa essere affascinante e al tempo stesso squilibrante dover affrontare imprevisti e mutamenti che rendono la vita decisamente più intensa. Spesso quel momento coincide con un’ulteriore crescita, quella in cui scopriamo che l’equilibrio tra i due modi di vedere la realtà possono convivere, che non debbano necessariamente escludersi reciprocamente anzi, forse la chiave sta proprio in quel bilanciamento tra stabilità e apertura al meraviglioso caos che rimette tutto in discussione, permettendoci di trovare un nuovo ordine, di generare nuove conoscenze e inediti modi di essere che sanno conquistarci e arricchirci.

A quel punto le nuove pagine scomposte diverranno la base per scrivere una storia inedita, nuova, impensata fino a poco prima, che sarà fondamentale per conoscere i nuovi noi che siamo diventati proprio in virtù di quell’inatteso cambiamento che costituisce ora un’impensata stabilità… fino al sopraggiungere di un altro ventoso caos che genererà una nuova storia.

 

 

Marta Lock

 

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