Per me cambierà

Non possiamo chiedere a qualcuno… di essere come non è… possiamo però pretendere da noi stessi… di scegliere di andare verso altro… 

Il momento dell’inizio di un incontro, quella fase magica in cui le due parti si scoprono giorno dopo giorno e vedono crescere il reciproco piacersi così come il desiderio di trascorrere del tempo insieme, è sempre accompagnato da un’incapacità di vedere la realtà per come è, perché le difese sono abbassate, i sensi amplificati e la razionalità relegata in uno spazio remoto della nostra testa che tende a restare in silenzio in quanto completamente sopraffatta dalle emozioni che stiamo vivendo. In quella delicata fase la cosa più comune che può succedere è di sottovalutare alcuni piccoli dettagli, che tanto piccoli in realtà non sono, in nome di un sentimento che cresce e ha il potere di farci sentire sollevati da terra; le sensazioni reciproche e condivise ci danno la rassicurante sensazione che insieme si possano abbattere tutte le barriere, superare ogni ostacolo, affrontare qualsiasi difficoltà in nome di un’unione che, ne siamo certi, sarà sempre più forte di tutto.

Nel corso della relazione emergono differenze caratteriali, come è normale che sia, e motivi di confronto e a volte di scontro poiché le personalità si svelano anche se agli inizi entrambi tendevamo a dare il meglio di noi per non deludere l’altro, e gli angoli, gli spigoli dei differenti temperamenti si fanno strada all’interno di un rapporto che fino a poco prima ci era sembrato idilliaco. Questo secondo passaggio è molto delicato perché è proprio qui che si delineano le dinamiche interne a una coppia in cui spesso ci si convince, in nome di quel grande sentimento che è l’amore, di essere in grado di cambiare gli atteggiamenti dell’altro che proprio non riusciamo a mandare giù, che non ci piacciono ma che, ci diciamo, se nella persona che abbiamo accanto il sentimento è tanto forte quanto dice, non potrà opporsi dal modificare pur di stare con noi e proseguire nel cammino felice degli inizi. Tuttavia il tempo scorre e più noi procediamo nella nostra crociata per trasformare l’altro, più i suoi spigoli divengono acuti e resistenti a ogni nostro discorso, a qualunque ragionamento razionale o ricatto morale per fargli capire quanto sia importante per noi una dimostrazione di accondiscendenza e di impegno da parte sua. E così la relazione diviene un perpetuo braccio di ferro tra due forze opposte e contrarie che non giungeranno mai a un epilogo positivo.

È giusto chiedere all’altro che modifichi la sua essenza pur di restare con noi, che quell’essenza proprio non riusciamo ad accettarla?

Perché ci ostiniamo a combattere una battaglia contro i mulini a vento quando sappiamo già che un determinato atteggiamento è talmente radicato da non potersi trasformare?

Non è forse vero che noi per primi desideriamo essere accettati, e amati, per come siamo? Dunque perché non abbiamo lo stesso punto di vista nei confronti dell’altro?

Il cambiamento fa parte della natura dell’essere umano, così come l’evoluzione, tuttavia deve avvenire in modo spontaneo, quando è l’individuo stesso, al termine di un particolare percorso che lo ha indotto a riflettere su se stesso e sugli eventi accaduti, a scegliere e decidere consapevolmente di dover deviare un suo percorso, alcune sue prerogative caratteriali perché l’ostinarsi a mantenerle è più negativo che positivo, per sé più che per un altro. Ma questa strada verso la consapevolezza ha bisogno di tempo e di libertà di scelta, non può essere imposta da qualcuno che dice di amarci e dunque si auto conferisce il compito di poter essere l’autore di quella modifica, né può condizionare l’andamento e il proseguimento del rapporto sulla base della necessità di quel cambiamento. Il sentimento vero e reale implica l’accettazione dell’altro con tutte le sue sfumature, per come è e non per come vorremmo che fosse o come desidereremmo farlo diventare; perché in fondo se non riusciamo ad amare ogni dettaglio e a sorridere dei difetti e delle mancanze, o se il suo modo di essere non ci rende felici, non siamo in realtà innamorati della persona bensì dell’ideale che ci siamo costruiti intorno a lei.

Ma le persone non sono ideali, sono imperfette e reali, e perciò se non riusciamo ad accogliere qualcuno senza volere che cambi, dovremmo essere tanto lucidi e realisti da ammettere che, nonostante il trasporto, nonostante il sentimento, non è la persona giusta per noi e chiudere per lasciare libero l’altro di trovare chi lo accolga nella sua pienezza, e noi di andare verso chi saprà completarci senza doverlo indurre a cambiare nulla di sé.

 

 

Marta Lock

 

 

 

 

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