Dammi un po’ di tempo

Le persone che si allontanano… si convincono di aver bisogno di prendere tempo… non considerando che nella maggior parte dei casi… perdono l’attimo…

Nella società contemporanea sembra che ciascuno debba necessariamente nascondere le proprie sensazioni, le proprie emozioni, per prediligere un atteggiamento di inafferrabilità volto a rendersi più interessante davanti a chi dimostra un chiaro e palese desiderio di avvicinarsi. Questo comportamento è figlio dell’esigenza di nascondere se stessi per evitare di mostrare i lati scoperti, quelli più morbidi, quelli più sentimentali dai quali abbiamo deciso di doverci difendere, come se il dimostrare emozioni fosse qualcosa da celare per evitare di farci coinvolgere o come se il trattenersi sia un punto di forza. L’innaturalità nelle relazioni con le persone conduce inevitabilmente ad atteggiamenti di difesa che non dovrebbero appartenere a un’età matura ed equilibrata, quella in cui il percorso effettuato in precedenza dovrebbe essere la base solida su cui costruire le certezze e accettare le insicurezze che fanno parte della personalità di ognuno.

L’urgenza di difendersi e autotutelarsi conduce invece verso modi di fare e di interrelazionarsi decisamente poco adeguati, riportando chi li subisce indietro a un’epoca adolescenziale superata e che non dovrebbe ripetersi in un presente ormai troppo avanzato per vederci ancorati a fasi precedenti alla crescita che inevitabilmente si è verificata. Perciò possiamo trovarci ad avere a che fare con soggetti che, pur avendo ricevuto da noi una chiara e inequivocabile manifestazione di forte interesse e di desiderio di approfondire quella iniziale conoscenza, e malgrado loro stessi abbiano espresso la volontà di cominciare qualcosa con noi, decidono di preferire un tango di retrocessione e di temporeggiamento convinti di accrescere il nostro coinvolgimento.

Perché alcuni credono di dover sfuggire o rendersi inafferrabili per attrarre la nostra attenzione?

Come mai danno origine a un meccanismo di attesa non valutando che in realtà stanno solo facendo diminuire la spontaneità che noi vorremmo invece avere in un rapporto?

È davvero quello l’unico modo che conoscono, da adulti quali sono, per suscitare e tenere vivo l’interesse di qualcuno?

La reciprocità sta alla base di ogni relazione così come la necessità di comunicare e condividere emozioni e frammenti di tempo che altrimenti sposterebbero la conoscenza su un livello inconsistente che impedirà a entrambe le parti di lasciarsi lentamente andare, di abbassare quelle barriere difensive che potrebbero cadere solo attraverso una fiducia acquisita tramite i piccoli gesti, quei preziosi segnali di presenza nelle reciproche vite, gli unici in grado di consolidare una frequentazione e spostarla verso il livello superiore. L’imprendibilità di un soggetto, sfuggente per strategia emotiva o per tendenza caratteriale, avrà la conseguenza di allontanarci dal momento dell’inizio, da quell’alchimia che ci fa tendere verso qualcuno piuttosto che verso chiunque altro e che ha bisogno di essere alimentata per farci desiderare che abbia un seguito. Soprattutto perché siamo troppo grandi per farci attrarre dal mistero e dall’indecifrabilità, e soprattutto perché non abbiamo bisogno di chi non ci faccia sentire abbastanza importanti da sentire la necessità di precipitarsi da noi e ritagliarsi ogni momento possibile per trascorrere il suo tempo con noi.

Nell’attesa che gli incontri mancati si concretizzino, noi che abbiamo deciso tempo prima di non aver bisogno né interesse, per quanto l’impatto iniziale possa essere forte, di condividere il nostro cammino con qualcuno che non ritiene che la condivisione di attimi e di occasioni di incontro sia fondamentale per l’approfondimento di una frequentazione, realizziamo che il coinvolgimento delle prime fasi della conoscenza è diminuito al punto di indurci a non sentire più l’esigenza di scoprire cosa nasconde un soggetto che vive dentro schemi preordinati e strategie per attrarre una persona.

E dunque nella convinzione di aver mosso bene i propri passi allontanandosi e prendendo tempo credendo di farci cuocere a fuoco lento, gli imprendibili scopriranno presto di aver indotto noi ad allontanarci perdendo quell’attimo che se avessero saputo cogliere gli avrebbe dato molto di più di quanto pensavano di ottenere.

 

 

Marta Lock

 

 

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