Quante parole…

La spinta a dire impulsivamente le cose come stanno… si chiama carattere… la capacità di comprendere quando e con chi valga la pena farlo… si chiama saggezza…

Durante il nostro complicato cammino verso una crescita interiore e personale fondamentale per edificare e dare compimento alla nostra sfaccettata personalità, perché ciascuno di noi contrariamente a quanto sia convinto del contrario presenta zone di luce e di ombra nonché tasselli indefinibili che vanno a comporre un puzzle unico e complesso, ci siamo spesso trovati a dover affermare con voce forte e decisa le nostre convinzioni, il nostro punto di vista e la nostra posizione davanti ad alcuni aspetti dell’esistenza. Nella fase giovanile abbiamo spesso combattuto battaglie contro i mulini a vento, abbiamo frequentemente cercato di abbattere muri troppo resistenti per cedere al nostro impeto, perché in quel momento più che il risultato era importante conoscere e scoprire la forza con la quale avremmo potuto essere capaci di lottare.

In quella fase, e in quella immediatamente successiva, abbiamo compreso e liberato la nostra intenzione di affermare ciò in cui credevamo, facendoci conoscere per come eravamo senza filtri, senza veli, proprio perché certi che la trasparenza e la spontaneità fossero irrinunciabili nell’approccio con gli altri, a prescindere che il nostro punto di vista venisse condiviso anche dall’interlocutore che, di volta in volta, avevamo davanti. Spesso però ci siamo trovati a scontrarci con l’evidenza che non tutti riuscivano a fronteggiare o a sostenere la nostra irruenza, quel voler dimostrare chi eravamo a prescindere dal fatto che l’altro fosse o meno pronto ad accogliere le nostre prese di posizione, o davvero interessato ad ascoltare e andare in profondità nella conoscenza o di ciò che non era pronto a condividere. A quel punto abbiamo realizzato che l’aver impiegato tante energie e parole per farci scoprire e conoscere si è rivelato un sforzo inutile perché avevamo dimenticato di valutare quanto l’altro fosse pronto o predisposto a rapportarsi in maniera trasparente e limpida con noi, ma sostanzialmente con gli altri in generale, e così, pur sentendoci frustrati per essere stati completamente sinceri senza aver ottenuto il risultato sperato, abbiamo fatto un passo indietro annotandoci di osservare e ascoltare più profondamente la persona prima di decidere quanto valga la pena mostrare i nostri veri colori.

Per quale motivo sembra che le persone siano più predisposte a lasciarsi ingannare da comportamenti non totalmente trasparenti piuttosto che scegliere qualcuno che si dimostra per come è sin da subito?

Come mai molti hanno paura di confrontarsi con chi ha un forte temperamento?

Non è forse vero che l’irruenza svela l’assoluta incapacità di essere ipocriti e di nascondere lati del carattere destinati a svelarsi, magari con più tempo?

Al di là di tutte queste considerazioni, il percorso di crescita ci induce a moderare e addolcire i lati più impulsivi di una personalità forte certo, ma in alcuni casi fin troppo travolgente soprattutto nelle occasioni nelle quali a prevalere dovrebbe essere lo scambio e la reciprocità, l’ascolto dell’altro ma anche la sua predisposizione all’apertura verso di noi e ciò che siamo. Quindi, il naturale passo seguente che giunge in virtù di un equilibrio raggiunto dopo aver dubitato di noi stessi, dopo l’esserci messi in discussione e domandati come mai la nostra trasparenza incontrasse tanto spesso un inaspettato rifiuto da parte di qualcuno con cui ci stavamo confrontando, è quello di capire che il problema non è la nostra essenza bensì la precedente incapacità di comprendere velocemente l’altro e di capire quanto l’interesse verso di noi sia profondo, di quanto forte sia il desiderio di comprendere e di costruire. O di quanto fosse affine a tutto ciò che la nostra natura, determinata e battagliera ma in fondo anche pura nelle sue manifestazioni spontanee, rappresentava e inconsapevolmente ricercava.

Attraverso questo nuovo equilibrio impariamo a dedicare energie e parole a chi ci dimostra di essere interessato a ciò che abbiamo da dire, a chi percepiamo sia predisposto a far crescere un rapporto di scambio, di interazione aperta e reciproca in cui i veli hanno bisogno di cadere per indurci a un ascolto via via più profondo; il nuovo equilibrio ci renderà coscienti che è sufficiente cambiare interlocutore per permetterci di trovare chi è davvero interessato a conoscere la nostra essenza.

 

 

Marta Lock

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