Il sogno dimenticato

Le persone che rinunciano a un sogno… sono le stesse che segretamente continueranno a domandarsi… come sarebbe andata se lo avessero inseguito…

Entrare nella dimensione dell’essere adulti ci costringe a razionalizzare gli eventi e gli obiettivi sulla base di quelle che sono le nostre capacità e possibilità di poterli raggiungere; in questa presa d’atto dei limiti e dei punti di forza tendiamo ad accomodarci all’interno di una zona sicura, un ambito che riteniamo facilmente ottenibile e che ci conduce vero un’indipendenza e un’autonomia che siamo convinti sia sufficiente a farci sentire realizzati. Tuttavia, nel proseguire il percorso di vita, di quotidianità e di convivenza con l’iniziale sensazione di libertà regalata da quell’appagamento economico che tanto avevamo atteso, lentamente cominciamo a realizzare che forse vorremmo qualcosa di più, una dimensione che ci faccia sentire più completi, più soddisfatti di noi stessi per aver realizzato qualcosa di inconfessato ma che ha sempre fatto parte dei nostri desideri, delle speranze della fase precedente a quando ci siamo fatti dominare dal pragmatismo e dalla razionalità.

In quella presa di coscienza che si lega alla sensazione sempre più intensa del rimpianto per non esserci ascoltati e non aver avuto maggiore fiducia in noi stessi, né coraggio di perseguire quel secondo obiettivo che ci sembrava troppo lontano, troppo al di fuori della nostra portata per essere raggiunto, ci guardiamo intorno e non possiamo fare a meno di provare ammirazione e un leggero sentimento di invidia per quelle persone che camminano serene, con il sorriso a illuminargli il volto, perché hanno avuto la determinazione di inseguire ciò che davvero volevano, e la resilienza di non gettare la spugna anche se le difficoltà in alcuni momenti apparivano insormontabili. E così paragoniamo il loro evidente appagamento alla nostra latente insoddisfazione che non riesce più a essere colmata da un’autonomia economica perché, in quel momento, ricordiamo di aver messo da parte esattamente quel sogno che, seppur difficile da raggiungere, ci avrebbe permesso di camminare con lo stesso sorriso delle persone che non possiamo fare a meno di osservare ammirati.

Eppure non riusciamo a comprendere di essere ancora in tempo per cambiare direzione, per decidere di fare il salto nel buio che ci permetterebbe di realizzare quel desiderio che emerge dalla razionalità in maniera sempre più prepotente, più incalzante; non riusciamo perché dubitiamo della nostra capacità di riuscire, perché affidiamo il risultato alla buona sorte o alle circostanze favorevoli, perché non abbiamo ancora compreso che tutto dipende solo dalla nostra scelta e dalla volontà di lottare per un sogno dimenticato e tuttavia di nuovo presente nella nostra interiorità.

Come mai siamo convinti che l’essere adulti comporti necessariamente l’obbligo di rinunciare a ciò che davvero desideriamo?

In quale momento abbiamo deciso che il tentativo non avrebbe avuto un esito positivo, costringendoci a rinunciare in partenza?

È plausibile credere che tutte le persone che ce l’hanno fatta abbiano realizzato il loro sogno e costruito la loro realtà, solo perché sono stati fortunati, o assistiti da circostanze favorevoli?

Molto spesso la serenità e il volto sorridente dei sognatori capaci di lottare per realizzare ciò che molti credevano improbabile, nasconde ferite, cadute, delusioni e disillusioni che però non ha fatto perdere loro la tenacia di rialzarsi e continuare a credere di potercela fare, di essere in grado, in qualche modo, di raggiungere quell’obiettivo, magari non subito, non direttamente, a volte hanno dovuto aggirare ostacoli e aggiustare il tiro, ma non si sono mai arresi. E non importa che abbiano compiuto quella scelta subito o dopo aver tentato altre strade a volte più comode come quella intrapresa da noi, meno rischiose, più protette dalla zona sicura nella quale ci siamo intrappolati, loro hanno scelto di liberarsi e di correre il rischio di fallire pur di non vivere con il rimpianto di non aver mai combattuto per quel sogno.

Credere che tutto sia possibile è il primo passo per cominciare ad andare verso quella realtà a cui troppo a lungo abbiamo rinunciato e che non dipende da ciò che è esterno a noi, dipende solo dalla nostra determinazione a combattere per conquistare ciò che in fondo a noi stessi sappiamo di aver sempre desiderato. La differenza la facciamo noi.

 

 

Marta Lock

 

 

 

COMMENTS

  • Giorgia Catalano

    Buongiorno, Marta.
    Ben ritrovata! Le tue parole, così importanti, efficaci e incisive, siano d’esempio e sprone, per molti.
    Un caro abbraccio

    Giorgia Catalano
    L’isola che non c’è

    • Marta Lock

      Buongiorno a te cara Giorgia, è un piacere sentirti. Ti ringrazio per il tuo apprezzamento, un forte abbraccio.

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