Quella voce sottile

Esistono verità nascoste e verità rivelate… e poi esistono quelle che continuano a galleggiare nella nostra anima… nonostante cerchiamo di ignorarle…

Confrontandoci con la realtà esterna, quel groviglio di episodi, individui e circostanze che affollano la nostra complessa esistenza ma in virtù dei quali sarebbe impensabile riuscire a formare una struttura adulta su cui possiamo costruire nuove consapevolezze e continuare a progredire, confrontandoci con quella realtà dicevo, non possiamo fare a meno di realizzare quanto nascondersi sia quasi un imperativo della società contemporanea. Come se non fosse sufficiente mantenere una riservatezza dovuta a noi stessi per tutelare una fragilità interiore e una delicatezza che potrebbero essere facilmente ferite, come se fosse necessario racchiudere dentro di noi, senza rivelare alle persone con cui ci confrontiamo, modi di essere, di pensare, di vedere le cose e, soprattutto sensazioni e sentimenti che mai vorremmo fossero scoperti. In altri casi addirittura giungiamo a tenere per noi episodi o sensazioni che hanno costituito passaggi importanti della nostra crescita ma che ci indurrebbero a sentirci troppo esposti e così preferiamo tacerli, celarli, proteggerli senza permettere a nessuno di scoprire ciò che ci ha fatti diventare le persone che siamo oggi.

Un tipo di atteggiamento simile è talmente comune da dar vita a rapporti interpersonali inquinati da una mancanza di spontaneità, dalla presenza costante di maschere di pirandelliana memoria che ci impediscono reciprocamente di conoscerci fino in fondo. Questo, se da un lato costituisce una barriera difensiva necessaria ma che poi potrebbe sgretolarsi lentamente, con il tempo e con la fiducia che l’altro è capace di conquistarsi, dall’altro spesso genera verità relative che noi per primi non siamo più in grado di riconoscere, di distinguere, sia nei confronti di noi stessi e delle nostre sensazioni, sia, a maggior ragione, quando approcciamo un altro individuo che guardiamo con sospetto, incerti se credere o non credere a ciò che vuole farci vedere di sé. La diffidenza reciproca si fa strada all’interno dei rapporti contemporanei togliendogli quella spontaneità a volte un po’ ingenua che però è alla base di una conoscenza profonda; tuttavia non possiamo che adeguarci a quella partita a scacchi, che noi per primi scegliamo di giocare, durante la quale assistiamo a momenti di grande apertura, e di rivelazioni di verità che fino a un attimo prima erano a noi sconosciute, alternati a dubbi e perplessità davanti ad atteggiamenti poco chiari dai quali comprendiamo che vi sia dell’altro non detto.

Perché diventa così importante, nell’età adulta, nascondere ciò che invece potrebbe essere spontaneamente manifestato e accettato come parte del nostro percorso, a prescindere dall’epilogo che ha avuto?

Non è forse molto più complesso conoscere qualcuno attraverso sensazioni non condivise che possono condurci a convinzioni completamente errate?

E per quale motivo noi stessi tendiamo ad accomodarci in quel tipo di situazione invece di esigere un chiarimento che porterebbe inevitabilmente a un’apertura e a un nuovo modo di intendere l’interrelazione?

Spesso ciò che vogliamo è vivere all’interno di un nostro mondo fatto di certezze, di rassicurazioni di cui la nostra interiorità ha bisogno ma che, in cuor nostro, sappiamo perfettamente non riceveremmo da quell’esterno verso cui sentiamo di voler andare, così diventa più semplice e in qualche modo soddisfacente, immaginare e credere a verità apparentemente intuite ma che non hanno mai avuto conferma se non nella nostra incrollabile positività. Tuttavia esiste una voce più sommessa, più sussurrata, che pur giungendo alla mente rifiutiamo di ascoltare e che ci suggerisce in modo costante qual è la realtà che preferiamo ignorare, che continua a emergere e affiorare alla nostra consapevolezza sebbene continuiamo a preferire volgere lo sguardo verso una realtà a cui vogliamo fortemente credere.

A quel punto diventa una nostra scelta, almeno fino al momento in cui l’evidenza ci impedirà di continuare a ignorare quella voce sottile, se continuare a credere in qualcosa che pur rendendoci apparentemente felici e appagati sappiamo essere frutto di ciò a cui vogliamo aggrapparci per non disilluderci, oppure prendere atto di una verità difficile da accettare ma che ci permetterebbe di aprire le porte a ciò che non avevamo voluto vedere oltre cui si nasconde una strada tutta nuova, più sincera, più cosciente e più vera.

 

 

Marta Lock

 

 

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