Irrinunciabile

Accade che la poesia di un attimo… riecheggi nel ricordo per tutta una vita… e accade che per tutta una vita… aspettiamo di rivivere la poesia di quell’attimo…

Spesso i battiti emotivi di ciò che è stato, in un passato più o meno recente, riecheggiano dentro di noi talmente a lungo da risultare indimenticabili; questo può valere sia nel caso in cui si sia persa la persona con cui quei momenti sono stati condivisi, sia quando invece, pur avendo intrapreso un cammino comune, può accadere che si creino distanze attribuibili alla routine, al darsi reciprocamente per scontati, alla mancanza di stimolo a conquistare e tenere vivo qualcosa che è già lì, ci appartiene da tempo e dunque non richiede energie che possiamo impiegare in altro. In questo secondo caso spesso le due parti si guardano senza vedersi, credono di comunicare senza parlarsi e si concentrano su tutto ciò che è esterno alla relazione per cercare spesso altrove quel brivido, quel momento magico che ormai è troppo lontano nel passato per far parte di un presente che si è trasformato in altro e che ha perso il ritmo poetico degli inizi.

Nel caso in cui invece abbiamo lasciato che le circostanze, l’incomunicabilità, gli eventi, ci inducessero ad allontanarci dalla persona con cui la magia era nata ed era cresciuta al punto da lasciarci increduli e storditi a fare i conti con un’emozione apparentemente incontenibile, possiamo avere due tipi di reazione: il rimpianto o l’eccessiva esigenza nei confronti di tutto ciò che verrà dopo quel sogno infranto. L’atteggiamento che ci porta a idealizzare un rapporto che in qualche modo è finito, ci guida spesso verso la tendenza a restare attaccati a quella persona, a quella storia, senza avere la lucidità di comprendere che nulla avviene per caso e dunque se, noi o l’altro, abbiamo lasciato che le circostanze avessero la meglio sull’emozione probabilmente è stato perché le sensazioni non erano completamente condivise oppure i punti divergenti erano in fondo più forti di quell’unica convergenza che ci aveva calamitati l’uno verso l’altra. Dunque ci aggrappiamo a quella figura idealizzata con la quale intraprendiamo una relazione disfunzionale molto simile a un elastico in virtù della quale cerchiamo costantemente un ritorno da cui poi altrettanto regolarmente siamo costretti ad allontanarci, perché pur conoscendo perfettamente i motivi e le cause che ci dividono e continuano a farlo, non possiamo cancellare dalla memoria quell’unica che in principio ci aveva fortemente avvicinati.

L’altro tipo di approccio, quello in cui siamo perfettamente consapevoli che ciò di cui abbiamo davvero bisogno non è la persona con cui l’emozione è nata, perché siamo sufficientemente lucidi da capire che spesso le situazioni hanno una durata limitata nel tempo e che, nonostante i sentimenti, si debba a volte prendere atto di un’impossibilità di proseguire il rapporto a causa di modi differenti di intendere e di guardare la vita, l’altro approccio dicevo ci porta allo stesso modo a desiderare talmente tanto di rivivere quella sensazione esaltante che ci aveva travolti nell’incontro indimenticabile, da renderci incapaci di prendere in considerazione qualcosa che potrebbe nascere in maniera diversa pur potendo rivestire, nel tempo, un’importanza e un’intensità persino maggiori. Così investiamo il nostro tempo alla ricerca, o nell’attesa, della medesima circostanza, dell’analogo batticuore, dello stesso battito di ciglia dopo il quale si era materializzato davanti a noi tutto ciò che avevamo sempre aspettato, tempo che però non ci ripaga perché niente e nessuno è uguale a un altro, tanto meno noi possiamo essere gli stessi di quel momento unico proprio in virtù del dopo che si è generato, dell’evoluzione che abbiamo compiuto e della maturazione che ne è derivata.

Perché restiamo tanto legati a un’emozione del passato rischiando di compromettere un presente che può rivelarsi migliore?

Non è forse vero che, pur presentandosi in maniera differente, un’emozione può comunque trasportarci all’interno di una ritmica poetica ben più palpitante, anche se meno esplosiva ma forse proprio per questo più stabile?

Dopo tutte queste considerazioni riusciamo a capire che non è la stessa dinamica, o modalità, o evento improvviso che abbiamo bisogno di rivivere, bensì quel sentirci trasportati verso un sogno romantico che può arrivare anche da dove meno ce lo aspettiamo, o in una circostanza completamente differente da quella che ancora fa parte del nostro ricordo, e che sarà solo aprendoci e ascoltando in maniera più attenta tutto ciò che ci ruota intorno, che potremo vivere una nuova poesia con un impensato ritmo capace di accompagnarci ed emozionarci molto a lungo.

 

 

Marta Lock

 

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