A ogni costo

E un giorno all’improvviso scopriamo… che la reciprocità è un requisito imprescindibile… per legarci profondamente a qualcuno… tutto il resto è ostinazione…

Quante volte ci siamo buttati mani e piedi dentro una relazione, una storia, una conquista per la quale avevamo deciso valesse la pena metterci in gioco?

In quante occasioni siamo andati avanti nonostante gli ostacoli, le contrarietà e, a volte, anche le profonde differenze tra noi e l’altro che impedivano un fluido procedere di quella storia?

Come mai abbiamo deciso che la responsabilità della prosecuzione del rapporto dovesse essere solo nostra, nostri gli sforzi di comprensione e nostra la capacità di interpretare il comportamento dell’altro anche quando i silenzi erano troppi?

Il passato sentimentale di ognuno di noi presenta delle zone d’ombra, fasi di incapacità di vedere la realtà per quella che è, certamente proprio a causa dei sentimenti che, per autodefinizione, annebbiano e confondono la razionalità ma forse anche perché non riusciamo ad ammettere la sconfitta, non possiamo e non vogliamo accettare che qualcuno tanto giusto per noi in realtà non riesca a vedere noi come le persone con cui stare, quelle davvero importanti, quelle per cui valga la pena scendere a compromessi con se stessi. Sono periodi delicati della nostra formazione emotiva e personale, quelli durante i quali abbiamo per la prima volta a che fare con un sentimento forte e intenso e non abbiamo idea di come gestirlo né tanto meno cosa significhi costruire una relazione equilibrata e stabile e così soccombiamo alle travolgenti sensazioni che ci inducono a dare senza riserve, che ci pongono in una posizione di aperto ascolto e ci convincono di riuscire a conoscere l’altro anche attraverso tutto ciò che non dice e non fa.

Nel momento in cui realizziamo che qualcosa ci sfugge, che non abbiamo in cambio la stessa dedizione, il medesimo impegno, gli stessi slanci che cerchiamo di non far mai mancare all’altro, sebbene consapevoli che nelle questioni sentimentali non esiste un dare e un avere e che non c’è una bilancia su cui si possa misurare quanto dà l’uno e quanto l’altro, ci troviamo a intensificare i nostri sforzi per tenere legata a noi quella persona, quella che, ne siamo convinti, non ha ancora capito quanto in realtà siamo importanti, quanto siamo fatti per stare insieme. Non è in grado di fare i conti con le emozioni che prova e così indietreggia, si ferma, non riesce a muovere i passi necessari per consolidare la relazione; ma noi leggiamo dentro la sua anima, crediamo di conoscere l’altro più di quanto lui non conosca se stesso, e sappiamo che dentro la sua immobilità nasconde la paura di lasciarsi andare a un sentimento troppo travolgente per essere gestito.

È davvero così? È possibile che qualcuno che ci ama davvero sia disposto a rischiare di perderci solo per la paura di viverci?

Successivamente a questo periodo strano della nostra esistenza, quando cominciamo a sentirci stanchi di essere gli unici a combattere per un rapporto che stenta a diventare più solido, più stabile, ciò che in fondo qualunque relazione dovrebbe essere a prescindere dalla modalità scelta per stare insieme e dal punto di vista su come approcciare una storia importante, realizziamo di aver dato troppe certezze all’altro, di aver voluto restare attaccati con le unghie e con i denti a qualcuno che forse non ha mai provato nei nostri confronti un sentimento tanto travolgente da indurlo a fare ciò che ci avrebbe resi felici. Il non ricevere quanto si sta dando non è un pesare o misurare il dare e l’avere ma dovrebbe costituire un campanello d’allarme utile a farci comprendere che probabilmente la reciprocità non c’è, che l’altro si è semplicemente adagiato in una relazione comoda in cui tutto sommato non deve fare nulla, si è abituato a noi e tiene a noi, certo, ma non nello stesso modo in cui dovrebbe sentirsi qualcuno di davvero innamorato.

Così ci arrendiamo all’evidenza e decidiamo di abbandonare l’ostinazione che ci aveva tenuti legati troppo a lungo a qualcosa che era vero e intenso solo per noi, decidiamo di compiere il passo successivo, uscire da quella fase di crescita emotiva che ci ha condotti a comprendere che la reciprocità, in qualunque modo venga espressa e dimostrata, è imprescindibile per costruire una relazione reale, stabile, equilibrata e adulta. E cominciamo ad aspettare che arrivi, consapevoli di come dovrà farci sentire.

 

 

Marta Lock

 

 

 

 

 

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