Universi paralleli

Esiste un sottile equilibrio tra lasciare che sia e perdere l’attimo… nell’esitazione tra i due momenti… scorre tutto ciò che potrebbe accadere… o che mai accadrà…

Nel proseguire a volte tortuoso verso la nostra evoluzione personale, verso quel tendere a un noi superiori e più bilanciati che costituisce un punto di arrivo ma anche un nuovo punto di partenza da cui ricominciare a progredire, siamo stati spesso costretti a confrontarci con la necessità di rallentare il nostro passo, di fermarci a meditare su quanto ciò che desideravamo perseguire fosse pronto a essere afferrato o, al contrario, richiedesse una pausa, una deviazione, perché di fatto non era sufficientemente maturo da poter entrare a far parte della nostra vita. A volte si è trattato di obiettivi di tipo pratico che stentavano a essere raggiunti proprio perché, lo abbiamo capito solo in un secondo momento, non eravamo pronti noi a gestire le situazioni che si sarebbero generate; in quei casi si è presentata una doppia opzione, quella di ostinarci impiegando notevoli energie per continuare a inseguire l’esito desiderato oppure di aggirare l’ostacolo fermandoci, aspettando un momento migliore e cercando una strada differente e più lenta pur senza perdere di vista il fine.

La scelta compiuta in quel frangente ha inevitabilmente determinato tutto il concatenamento di eventi che si sono susseguiti, portandoci a riflettere, nel caso di esito positivo, su quanto sia stato fondamentale il tipo di atteggiamento che abbiamo adottato, nel caso di esito negativo invece non possiamo fare a meno di domandarci cosa sarebbe accaduto se avessimo optato per una decisione opposta. Così abbiamo appreso a essere più propositivi, più decisi su come approcciare le scelte future, quelle davanti a cui la vita costantemente ci mette, decidendo di avere l’approccio di quella volta o quello opposto, nel caso in cui abbiamo capito di essere rimasti troppo fermi. Ovviamente la medesima attitudine si ripercuote in tutti i settori della nostra vita, determinando le persone che stiamo diventando, così come il modo in cui continuiamo a navigare nell’oceano dell’esistenza; almeno fino al giorno in cui quell’approccio che tanto si era rivelato vincente e giusto per una situazione del passato non si rivela invece inadatto a un nuovo evento presente, diverso per struttura, per modalità e per natura da tutto ciò che era stato prima.

A quel punto compiamo un nuovo percorso di approfondimento, quello a seguito del quale ci appare chiaro che non è possibile determinare a priori il modo migliore di affrontare un evento, una circostanza, perché ogni inedita realtà è diversa dalla precedente e così comprendiamo l’importanza del procedere con maggiore cautela, del vagliare bene tutte le possibilità e decidere sulla base di ciò che abbiamo davanti in quel momento, non valutando ciò che ci ha condotti a un risultato prima, quando tutte le variabili erano completamente differenti. D’altro canto sappiamo anche che molto spesso attendere troppo a lungo, meditare con troppa pignoleria, può provocare una perdita di quel momento irripetibile che costituisce lo spartiacque tra l’istante giusto e quello sbagliato, tra ciò che avrebbe potuto essere e ciò che non può più verificarsi proprio a causa di quella pausa eccessiva che abbiamo deciso di prenderci.

Dunque cosa dobbiamo fare?

Qual è l’atteggiamento migliore da assumere?

Come facciamo a capire qual è il momento giusto in cui tutto è ancora possibile?

I timori e le barriere che costruiamo a protezione della nostra fragilità interiore, di quella sottile insicurezza che appartiene persino a chi si dà tanto da fare per negarla e nasconderla, ci impediscono di metterci in una posizione di aperto ascolto verso quelle energie sottili e del tutto irrazionali che sono costantemente intorno a noi e che ci spingono naturalmente e spontaneamente verso quella che è la scelta migliore per noi, e soprattutto ci sussurrano qual è il momento più adatto, quello in cui siamo ancora in equilibrio sul filo delle possibilità, quello in cui possiamo determinare le successive realtà che si apriranno davanti a noi sulla base di quell’unico istante. Dunque non ci resta che capire, alla fine del percorso di introspezione, che non possiamo accelerare o forzare ciò che ha bisogno del suo tempo per crescere e svilupparsi, ma non possiamo neanche rischiare di perdere l’apertura di quella porta scorrevole che ha la capacità di condurci verso ciò che abbiamo sempre desiderato e aspettato.

Forse la soluzione migliore è connetterci in maniera più profonda con quel nostro istinto che sempre ci guida, e assecondare il suo ritmo che ci condurrà verso quell’imperdibile attimo da cogliere per scrivere la nuova storia che ci apprestiamo a costruire.

 

 

Marta Lock

 

 

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