Inconsapevolmente

Le certezze di cui abbiamo davvero bisogno… sono spesso le stesse che avevamo affermato di non volere… un po’ perché le temevamo… e un po’ perché ne avevamo sottovalutato l’importanza…

Spesso la nostra vita si assesta all’interno di sentieri che sono la conseguenza di esperienze precedenti, un’altalena tra ciò che abbiamo ottenuto e ciò a cui siamo stati costretti, nostro malgrado, a rinunciare; quelle esperienze hanno tracciato una linea netta all’interno della nostra emotività, un confine oltre il quale decidiamo di non poter più andare perché tutte le volte che abbiamo tentato non siamo riusciti a ottenere ciò che desideravamo. Dunque ci siamo guardati allo specchio e abbiamo deciso di essere forti, di non lasciarci abbattere da quelle mancanze e di concentrarci invece su tutto ciò che abbiamo raggiunto, perché tutto sommato quelli che ci mancano sono dettagli che forse non sarebbero poi neanche così tanto adeguati alle nostre caratteristiche, al nostro stile di vita, né conciliabili con gli obiettivi che ci siamo posti. In questo cammino di potatura delle situazioni e delle cose che non è necessario facciano parte dell’esistenza che vogliamo costruire, siamo talmente convinti di poter fare a meno di quei dettagli che pur avendoli cercati non abbiamo mai ottenuto, da convincerci che in verità non ci interessano davvero, che possiamo rinunciarvi in nome di altri particolari più importanti.

Sebbene consapevoli che a quella deduzione siamo giunti per via delle circostanze passate, e non perché fin dall’inizio avessimo constatato quanto alcune scelte, alcune opzioni, non fossero adatte a noi, prendiamo atto che proprio grazie agli accadimenti che si susseguono possiamo comprendere meglio noi stessi e tutto ciò che deve essere considerato prioritario, mentre il resto può essere tralasciato in quanto non essenziale. La convinzione di voler rimanere su quella linea è talmente forte da impedirci di considerare quanto in realtà ci renda distaccati da quelle emozioni che invece facevano inizialmente parte di noi, perché il fatto di non aver potuto mai realizzare quel sogno nascosto verso cui tendevamo ci ha indotti a non considerarlo importante, a non vederlo come compatibile con le persone adulte che ora siamo, e perciò sappiamo perfettamente di non voler più riprendere il contatto con quell’emotività che apparteneva a un’altra epoca meno adulta, meno matura, meno consapevole.

È davvero così?

Siamo realmente tanto lontani da ciò che all’inizio del nostro percorso di crescita desideravamo oppure la nostra è solo una bugia che ci siamo raccontati per non ammettere il senso di mancanza per qualcosa che non siamo riusciti ad avere?

Perché dunque proviamo quella sottile malinconia che non riusciamo a colmare malgrado la consapevolezza di essere esattamente dove volevamo?

Nel momento in cui compiamo un’analisi più approfondita, cominciamo a dubitare di quelle certezze che avevano costituito il presente adulto faticosamente conquistato, ma soprattutto lo scossone maggiore sopraggiunge quando il destino, il fato, le circostanze, ci mettono davanti alla nuova possibilità di avere quelle cose a cui avevamo rinunciato credendo che non potessero far parte della nostra vita in quanto non affini alla nostra reale natura. Trovandoci faccia a faccia con tutto ciò che avevamo detto di non volere, accarezzando quella nuova opportunità di averlo, realizziamo di averlo razionalmente allontanato, volutamente relegato a una parte della nostra interiorità che doveva essere tenuta a bada dal pragmatismo e dalla razionalità mentre in realtà il campo delle emozioni, beh, niente ha a che vedere con quello della mente.

A quel punto non ci resta che arrenderci e abbandonarci a quella nuova realtà, aprirci di nuovo a quelle necessità messe in silenzio ma che, trovandocele davanti come se fossero uno splendido e inaspettato dono, ci inducono a scoprire quanto sia bello che siano arrivate nella nostra vita e quanto, malgrado l’ostinazione nel negarlo, fossero importanti anche per noi, che avevamo deciso di poterne fare a meno.

 

 

Marta Lock

 

 

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