Senza compromessi

E poi un giorno all’improvviso scopriamo… che tutto ciò a cui in passato avevamo pensato di poterci adeguare… non era neanche minimamente vicino… a ciò di cui abbiamo davvero bisogno…

Il nostro vissuto sentimentale ci appare a volte come un bizzarro ottovolante dal quale siamo scesi e risaliti prendendo atto delle trasformazioni che qualsiasi persona abbia fatto parte della nostra vita sia stata in grado di generare, a prescindere dalla consapevolezza che quei cambiamenti stessero avvenendo o dalla resistenza a lasciarci andare a essi. Nel corso di questo accidentato e tortuoso cammino ci siamo trovati spesso a manifestare esigenze che però non venivano soddisfatte, o altre che non sapevamo di avere e che invece venivano spontaneamente colmate, lasciandoci confusi su come dovesse essere e farci sentire la relazione che avremmo potuto ritenere la più adatta alla nostra naturale inclinazione. Ci siamo confrontati con l’esterno, abbiamo speso fiumi di parole per cercare di andare a fondo, di comprendere perché fosse tanto difficile trovare ciò di cui sentivamo di avere naturalmente e spontaneamente bisogno, e la risposta che ci siamo sentiti dare più volte è che i rapporti emotivi implicano sempre il compromesso.

Compromesso per fare un passo indietro rispetto alle nostre esigenze e adeguarci a quelle dell’altro, che di volta in volta entrava nella nostra vita; compromesso per accettare comportamenti che non ci piacevano ma facenti parte di un insieme più ampio che tutto sommato in qualche modo riempiva la nostra esistenza, in quel momento; compromesso per modificare e a volte imporre il silenzio ad alcuni gesti che ci sarebbero usciti in modo naturale perché le persone che ci trovavamo di fronte non sarebbero state pronte o in grado di riceverli. E così siamo progrediti nella giostra della vita sentimentale perdendo il contatto con ciò che all’inizio eravamo, incerti se proseguire in una direzione che nonostante gli sforzi di adattamento non ci ha condotti a quella stabilità e quella pienezza a cui auspicavamo, o se fermarci, guardarci dentro fino in fondo e capire se ciò a cui abbiamo rinunciato non era invece l’elemento imprescindibile per raggiungere l’appagamento e la completezza che sarebbero stati la base di quella sfuggente felicità.

In quale momento abbiamo deciso che adattarci alle situazioni che di volta in volta capitavano nella nostra vita fosse più importante del rimanere legati al nostro ideale?

Perché ci siamo lasciati scoraggiare dalla difficoltà di incontrare l’unica persona in grado di farci sentire noi stessi, quei noi di cui dopo tante deviazioni di adattamento facciamo ormai fatica a ricordare l’essenza?

Come mai abbiamo scelto di rassegnarci alla voce comune che ci ripeteva che l’ideale non esiste e che è necessario accontentarsi di qualcosa di meno ma con cui in qualche modo possiamo pensare di convivere sulla lunga distanza?

Abbiamo trascorso tanto tempo, forse troppo, a mettere a tacere quella naturalezza emotiva che non riusciva a fuoriuscire liberamente, perché tutte le persone incontrare in qualche modo ci inducevano a trattenerne una parte, lasciando dentro di noi quell’inappagamento latente che non ci permetteva di sentirci come sapevamo di aver bisogno di sentirci; questo non significa che non fossimo coinvolti dalle storie che di volta in volta sceglievamo di vivere, tuttavia sentivamo che mancava il perfetto incastro, quella sintonia speciale che ci avrebbe indotti a non considerare più i difetti e gli atteggiamenti dell’altro come qualcosa con cui scendere a compromessi per far sì che la relazione proseguisse, bensì ci inducesse a sorridere su quelle piccole manie e su tutti i difetti che in fondo sarebbero state il completamento armonico delle nostre.

Così, a seguito di questa profonda introspezione, decidiamo di fermarci, di provare a fare quell’inversione di tendenza che, ne siamo consapevoli, ci costringerà a essere pazienti ma anche fiduciosi di dover aspettare il momento giusto, recuperando ciò che, proprio in virtù dei numerosi percorsi precedenti, sappiamo di voler ritornare a essere. In quel momento potrà comparire nella nostra vita qualcuno che avevamo sempre atteso senza saperlo, quell’unico in grado di farci sentire completi senza alcuno sforzo di adattamento, senza alcun compromesso, perché saprà darci tutto ciò di cui abbiamo bisogno senza doverglielo chiedere e che permetterà alla nostra vera natura di sentirsi libera di essere.

 

 

Marta Lock

 

 

 

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