Il coraggio di scegliere

La felicità è una scelta… e spesso il non riuscire a esserlo è la conseguenza… della paura di compierla quella scelta…

Molto spesso nei periodi più introspettivi del nostro cammino, quelli durante i quali siamo predisposti a guardarci indietro e fare i conti con le circostanze e gli accadimenti che ci hanno condotti a trovarci esattamente in quella fase di presa di coscienza, di osservazione di tutto ciò che si è verificato, non possiamo fare a meno di domandarci il motivo per cui un’esperienza che ci stava rendendo felici sia stata destinata ad allontanarsi da noi. Quella domanda resta sospesa senza trovare una risposta soddisfacente poiché possiamo solo prendere atto dell’innegabile realtà che niente sia eterno, che ogni cosa che inizia abbia anche una fine e che forse la felicità è solo un’illusione, una chimera di cui ci hanno raccontato ma che di fatto sfugge non appena ci sembra di averla raggiunta. Così, guardandoci dentro, ci raccontiamo che è meglio entrare nella fase consapevole della disillusione, in quel campo razionale e logico all’interno del quale ci sentiamo rassicurati perché possiamo tirare un freno a quelle emozioni che in passato ci hanno giocato lo scherzo di farci intravedere la possibilità di appagamento per poi farlo sfumare davanti ai nostri occhi increduli.

Costruiamo una barriera di pragmatismo, di resistenza all’apertura verso la possibilità che qualcosa di bello possa davvero accadere, non solo, guardiamo con diffidenza gli eventi e le persone che incrociano il nostro cammino, assumiamo un atteggiamento circospetto ma, soprattutto scettico sulla possibilità che un incontro, un’interazione, una circostanza possano restare per lungo tempo nella nostra strana esistenza. E nel momento in cui gli eventi ci dimostrano che forse potremmo cedere e lasciar entrare per un solo attimo quell’evento, quella persona, quel rapporto, tendiamo a mantenere sempre una distanza, un distacco all’interno del quale possiamo coltivare quello scetticismo che crediamo costituisca una salvezza dall’inevitabile disincanto di cui, prima o poi, dovremo prendere atto.

In questo modo però ci impediamo di fatto di gioire dell’emozione del presente nella convinzione che la stessa non abbia futuro, compromettiamo la possibilità di essere felici oggi, anche se per un breve periodo, per la paura di non esserlo più domani, costringendoci di fatto a una costante insoddisfazione generata semplicemente dal nostro approccio alla vita, a una visione negativa degli accadimenti che non costituisce una difesa come fortemente crediamo, bensì diventa un ostacolo agli eventi che nella nostra esistenza capitano, un po’ per caso, un po’ per fato e un po’ per darci nuove possibilità.

Perché decidiamo ostinatamente di resistere all’apertura che ogni percorso è una strada nuova che potrebbe non avere niente a che fare con le esperienze precedenti?

È paura di perdere la felicità, la nostra, oppure timore di accoglierla e approfittare del benessere che ci infonde anche se solo per un tempo determinato?

Come mai diventa più facile vedere le opzioni e le possibilità con una visione disfattista e negativa piuttosto che accogliere ciò che viene e guardarne sempre il lato positivo?

Nel momento in cui prendiamo atto che il nostro stesso atteggiamento è il vero e più grande ostacolo alla felicità, realizziamo che in passato siamo stati noi i responsabili dell’andamento di alcuni eventi, dello svolgersi di determinate circostanze esattamente a causa di quello sguardo insoddisfatto e cinico nei confronti delle esperienze che stavamo vivendo; in quell’esatto frangente scopriamo quanto sia stato inutile compromettere alcuni istanti felici pensando alla felicità costante di un futuro inconoscibile, e riconosciamo che molte situazioni avrebbero potuto essere diverse se solo noi fossimo stati più aperti, più solari, più sorridenti. E forse con uno sguardo differente con molta probabilità saremmo stati in grado di accogliere tutti gli accadimenti come parte fondamentale della nostra progressione verso gli adulti che, costantemente, diveniamo e avremmo saputo approfittare di quegli attimi felici che nella vita sempre si alternano ad altri meno gioiosi.

Quel giorno scopriamo che in fondo possiamo scegliere di accogliere ciò che arriva, di guardare ogni evento e circostanza in maniera più aperta, più possibilista, meno chiusa nei confronti di una felicità temporanea che però costituisce l’essenza stessa della vita e ci permette di credere che ciascuna persona, ciascun accadimento o situazione capitino per darci l’opportunità di trarne il meglio per la nostra crescita. Quel giorno decidiamo che è molto meglio scegliere di essere felici che decidere di non esserlo aspettando il giorno che il bello e il positivo, forse, usciranno dalla nostra vita lasciandoci a terra, perché in fondo quel giorno potrebbe anche non arrivare mai.

 

 

Marta Lock

 

 

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