Troppo presto, troppo tardi

Il momento giusto per fare qualcosa… non è determinato dal tempo che razionalmente dovrebbe passare… il momento giusto per fare qualcosa… è determinato dall’intensità emotiva con cui lo desideriamo…

Il tempo è l’elemento determinante che sembra scandire la nostra esistenza; alcune volte rallenta ogni cosa lasciandoci increduli a renderci conto di quanto una situazione possa essere immobile, stazionaria al punto da indurci a credere che resterà così per sempre. In altri casi invece gli eventi si susseguono in maniera talmente rapida da non concederci il tempo di prenderne atto e di abituarci a ciò che è accaduto poco prima. E poi esistono quelle circostanze che ci mettono faccia a faccia con la nostra incapacità di aver saputo cogliere l’attimo, di afferrare l’occasione che ci si è presentata, rendendoci impossibile il rimpianto di non essere stati in grado di comprendere l’importanza che avrebbe potuto avere nella nostra vita quella persona, quell’evento scivolato via e che sappiamo non si ripresenterà più. In tutte queste pieghe di vita che ciascuno ha sperimentato, o sperimenterà, non possiamo non notare quanto emerga la convinzione, inculcata dall’imprinting educativo e culturale, che ogni cosa vada fatta e affrontata con il giusto tempo, quando cioè gli accadimenti o gli obiettivi si sono consolidati e diviene così più ragionevole accettarli e accoglierli nella nostra vita.

Chi è che stabilisce quale sia il momento giusto per fare qualcosa?

Perché a volte ci lasciamo frenare da una ragionata prudenza che però compromette l’entusiasmo dell’emozione?

Non è forse vero che il rimpianto maggiore scaturisce dalla consapevolezza di non essere stati in grado di afferrare il momento a causa della convinzione, a posteriori errata, che non fosse capitato nel frangente giusto?

Per quale motivo deve esserci un tempo di ragionevole attesa prima di seguire ciò che le sensazioni ci invitano a fare?

Molto, troppo spesso, diamo ascolto alle regole imposte, o per meglio dire suggerite, di chi ci sta intorno, di chi fa parte della nostra vita e che siamo convinti desideri il meglio per noi, dimenticando che ciò che è davvero meglio per noi non possono deciderlo o stabilirlo gli altri; malgrado le loro buone intenzioni ciascun individuo è il risultato della propria esperienza personale, del proprio sfaccettato e unico carattere, del proprio punto di vista sulle cose. Va da sé che sia impossibile basarsi sulle convinzioni di qualcun altro per determinare il percorso da intraprendere e il tempo necessario affinché tutto sia allineato e ci faccia sentire tranquilli per maturare una scelta; diversamente continueremo a rischiare di rimpiangere ciò che è sfuggito perché le occasioni sfrecciano veloci davanti a noi senza possibilità di essere frenate, oppure ad ammettere che se avessimo compiuto prima quella scelta forse gli eventi sarebbero stati più favorevoli, forse avremmo guadagnato mesi e a volte anni di felicità.

Gli schemi a cui sottoponiamo la nostra realtà, il nostro vivere, sono gabbie mentali necessarie da un lato a non indurci a lasciarci completamente andare alle emozioni, ma dall’altro possono costituire un muro invalicabile dentro il quale ci ostiniamo a desiderare qualcosa solo perché sentiamo sia il momento giusto senza domandarci se lo sia la persona, o l’occasione, che ci si presenta davanti in quella fase, oppure ci ostiniamo a prendere tempo, se non addirittura a rifiutarlo, solo perché abbiamo deciso di escludere, la persona o l’opzione, dalla nostra esistenza di quel particolare periodo. La realtà è che non esiste il frangente perfetto, quello in cui tutti i tasselli vanno al loro posto, quel momento magico in cui noi siamo pronti e tutto ciò di cui abbiamo bisogno sopraggiunge, spesso gli accadimenti si verificano proprio per darci una scossa, per indurci a rivedere le nostre convinzioni e ad abbattere quei freni dettati dal sentito dire o da una logica che può essere stata corretta per eventi precedenti senza che necessariamente lo sia per quelli attuali.

Dunque forse l’atteggiamento migliore per indurci a vedere il tempo non più come un nemico o un sovvertitore di equilibrio bensì come il nostro migliore alleato per la ricerca della felicità, è quello di ascoltare le emozioni che spesso scegliamo di ignorare e farci dettare da loro il ritmo di ciò che è il momento di fare.

 

 

Marta Lock

 

 

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