Ciò che conta davvero

Tutto ciò di cui eravamo fermamente convinti comincia a cambiare… quando il desiderio di modifica diventa più irresistibile… della necessità di aggrapparci ai punti fermi precedenti…

Esistono alcune certezze, alcuni punti fermi costruiti nel corso del tempo, durante il cammino verso la conoscenza di noi e della direzione verso cui vogliamo andare, sulle quali abbiamo fondato i nostri princìpi, le convinzioni irrinunciabili alle quali abbiamo sempre fatto riferimento nel momento in cui tutto ciò che si trovava intorno a noi sembrava vacillare. Proseguire aggrappandoci a quelle solide boe si è rivelato costantemente positivo proprio in virtù della necessità di certezze che dovevano accompagnarci e che avevamo bisogno restassero anche in quelle fasi nelle quali sapevamo di dover compiere scelte di cui non potevamo conoscere l’esito o, al contrario, per cui avevamo optato pur sapendo di cadere sul morbido, qualora non avessimo raggiunto l’obiettivo, perché facenti parte di quel mondo rassicurante, di quell’ambito protetto dalla rete di sicurezza appartenente al nostro quotidiano.

Esistono però altrettante situazioni in cui ci troviamo accidentalmente e che costituiscono quell’incognita, quel passaggio obbligato verso un esterno non più senza rischi, non più tranquillizzante come negli accadimenti fino a quel momento affrontati, oppure quell’imprevista circostanza in cui, pur trovandoci in un contesto consueto, ci mette di fronte a un modo completamente inedito di valutare quanto sta accadendo, inducendoci a compiere scelte e prendere decisioni che mai avremmo pensato di prendere. Spesso in questi casi l’atteggiamento più spontaneo è di resistenza, di opposizione alla nuova possibilità che tendiamo a considerare come una minaccia alla nostra integrità, al pensiero su cui avevamo basato la nostra crescita e che presentava i riferimenti a cui ci eravamo sempre attenuti; tuttavia, malgrado la nostra reticenza, le circostanze sembrano spingerci esattamente verso la direzione che con tutte le forze stiamo cercando di evitare, costringendoci a mettere in dubbio quelle certezze che ci avevano accompagnato fino a quel frangente.

La tempesta interiore che ci avvolge è tanto più forte e incisiva quanto più l’interesse verso quell’impensata possibilità è coinvolgente e così non possiamo fare a meno di sentirci divisi tra l’ancorarci alle convinzioni preesistenti oppure l’abbassare le difese e aprirci a un nuovo modo di vedere le cose, a un punto di vista inedito che potrebbe anche piacerci molto di più se non fossimo tanto resistenti e attaccati a ciò che aveva costituito una base irrinunciabile di tutto il percorso effettuato prima.

Perché ci risulta tanto difficile accettare di modificare un atteggiamento o un punto di vista se sembra non appartenere più al momento presente, quello che se non lo combattessimo potrebbe farci salire un gradino in più verso il raggiungimento dell’equilibrio adulto?

Come mai preferiamo a volte l’ostinazione piuttosto che comprendere che forse è giunto il momento di mettere in discussione una certezza che potrebbe non essere più funzionale alla nostra successiva evoluzione?

Qual è il reale vantaggio del volerci aggrappare a qualcosa che, in fondo a noi stessi lo sappiamo, ci sta di fatto immobilizzando e sta probabilmente compromettendo ciò che potremmo vivere?

Nel momento in cui ci troviamo a considerare quanto pesi il desiderio di tendere verso quella nuova realtà e quanto sia importante tenerla accanto a noi per assumere nuove consapevolezze o semplicemente per provare a inseguire una felicità differente da come avevamo immaginato giungesse, non possiamo fare a meno di comprendere che in fondo il prezzo della modificazione di quelle convinzioni precedenti non sia poi tanto alto se paragonato a ciò a cui potremmo rinunciare. Così compiamo quella scelta a cui tanto ci eravamo opposti e ci lasciamo andare a tutto ciò che di positivo comporterà, malgrado inizialmente avessimo interpretato l’opzione come qualcosa di negativo solo perché sentivamo avrebbe minato quelle sicurezze a cui ostinatamente avevamo deciso di aggrapparci.

 

 

Marta Lock

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