Sul filo del presente

L’equilibrio a cui ci affidiamo oggi… è il risultato delle infinite volte in cui in passato siamo stati sbilanciati… dagli eventi oppure dalle nostre stesse scelte…

In molte occasioni del nostro vivere quotidiano, ci troviamo ad ammettere con noi stessi di aver assunto nel corso del tempo un atteggiamento piuttosto rigido, categorico in merito ad alcuni punti fermi che costituiscono oggi la base di un’esistenza che è un arrivo, un traguardo dell’evoluzione che abbiamo percorso ieri. Nel procedere precedente abbiamo sicuramente incontrato ostacoli e salite, a volte anche rovinose discese, grazie a cui siamo riusciti a comprendere quali fossero le attitudini che avremmo potuto e dovuto correggere, quali le inclinazioni naturali che necessitavano di essere riviste proprio perché ci avevano condotti a commettere errori da cui abbiamo fatto fatica a riprenderci. Nelle occasioni in cui, al contrario, abbiamo sottovalutato gli insegnamenti degli eventi, abbiamo avuto la tangibile sensazione che le situazioni tornassero ancora e ancora per indurci a effettuarla quella modifica a cui resistevamo, ad accoglierla quella deviazione funzionale a permetterci di accrescere la nostra percezione della realtà e di modificare tutto ciò che non era più necessario al percorso di crescita che, più o meno consapevoli, ci apprestavamo a realizzare.

Le lezioni più incisive sono state quelle che ci hanno lasciati più a terra, perché ci hanno costretti a meditare sul motivo per il quale quella precisa circostanza si è verificata, e ci hanno anche convinti a fare uno sforzo per modificarci prima ancora di cominciare a rialzarci. A seguito di quelle forti esperienze abbiamo deciso di non voler più imbatterci nelle medesime conseguenze, di scegliere di restare in equilibrio piuttosto che ostinarci a voler procedere nelle direzioni che avevano provocato le nostre cadute o con le modalità che in diverse occasioni avevamo avuto modo di comprendere quanto fossero inadatte, malgrado la resistenza dimostrata prima di scegliere di abbandonarle. Tuttavia il destino spesso dispettoso può metterci davanti a qualcuno che non abbia compiuto il nostro stesso percorso, qualcuno che ci potrebbe chiedere una modifica di quell’atteggiamento acquisito, un cambiamento che per noi equivarrebbe a una retrocessione verso un passato che non vogliamo più si ripeta.

A quel punto potremmo sentirci messi in dubbio, in discussione, o potremmo trovarci a dubitare che la nostra decisione di trasformare una parte di noi non fosse poi così giusta come avevamo creduto, nonostante oggi ci sentiamo molto più tranquilli e sereni rispetto ai momenti precedenti; davanti a quella persona che ci suggerisce di lasciarci più andare e mettere da parte la nostra rigidità comportamentale rispetto a quegli atteggiamenti che in passato si erano rivelati controproducenti, sembriamo tentennare.

È giusto mettere in discussione il cammino che ci ha permesso di raggiungere sicurezze ed equilibrio?

Per quale motivo ci sentiamo quasi in difetto, quasi eccessivamente rigorosi davanti a qualcuno che ha un atteggiamento differente, probabilmente perché il suo percorso di vita è stato diverso dal nostro?

Non è forse vero che il cammino individuale di ciascuno è funzionale alla crescita e al colmare le lacune in cui si è latenti?

Ogni volta in cui abbiamo commesso o ripetuto un errore, siamo stati abbastanza maturi e consapevoli di dover prendere il buono che da quella situazione apparentemente negativa si è generato, e caduta dopo caduta abbiamo imparato non solo a rialzarci bensì anche a restare in equilibrio in virtù dell’autoanalisi e delle modificazioni che abbiamo compiuto per non tornare e reiterare le medesime dinamiche. Le persone che siamo oggi sono il risultato di quel percorso, tanto quanto il cammino che stiamo costruendo si basa esattamente sulla trasformazione che nel corso del tempo abbiamo generato per proseguire senza dover più tornare indietro sugli stessi errori, imparando a muoverci su quel filo sottile che divide il passato dal presente, lasciando che il primo sia solo la traccia, e non un ostacolo, per vivere il secondo. Dunque, a seguito di questa presa di coscienza, sapremo che nessun altro individuo può rimproverarci, giudicare o valutare ciò che è stato frutto di una consapevolezza a volte raggiunta con fatica e che questo non ci rende migliori o peggiori di qualcuno, semplicemente diversi perché differente è stato il cammino individuale, le lezioni apprese sulla base di quali fossero le mancanze che dovevamo sanare. A quel punto sapremo che forse, quel qualcuno, è giunto sulla nostra strada per ricordarci quanto importante e faticoso sia ciò che abbiamo ottenuto e quanto sia solida la nostra determinazione nel restare in equilibrio sul nuovo presente che abbiamo costruito.

 

 

Marta Lock

 

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