Perché non chiedi?

Le domande che non facciamo… racchiudono le verità che forse non siamo pronti ad ascoltare… o i dubbi con cui preferiamo riuscire a convivere…

Esistono dei periodi particolari durante i quali ci scontriamo con evidenze che non siamo in grado di comprendere, di accogliere o semplicemente non avevamo preventivato di dover fronteggiare e così ci lasciano delusi e disillusi mentre ci chiediamo per quale motivo ci siamo spinti fino al punto di doverle scoprire quelle evidenze, ci rammarichiamo per non aver saputo lasciar correre e fare in modo che gli eventi maturassero in maniera naturale e forse in direzione differente da quella acceleratasi in virtù del nostro desiderio di scoprirne le sfaccettature. Quelle esperienze ci hanno in qualche modo indicato la possibilità di assumere un atteggiamento nuovo, di maggiore circospezione nei confronti di ciò che stiamo vivendo e di attendere che i dubbi vengano fugati dai fatti, piuttosto che da parole spesso risultate senza fondamento o semplicemente cucite ad arte per infonderci l’illusione di trovarci di fronte a ciò che desideravamo, alla persona che ci aspettavamo di trovare.

La nostra nuova modalità comportamentale sembra essere migliore della precedente perché non accelera alcun processo, non forza la mano ad alcuna evoluzione di una situazione che vorremmo avesse l’esito che sogniamo, così ci consente di prolungare il tempo di sopravvivenza di un rapporto, di una relazione, di una circostanza che in quel momento ci fa sentire bene. Malgrado la nostra apparente spensieratezza, la nostra serenità volta ad attendere il susseguirsi degli accadimenti e l’approfondirsi naturale di una conoscenza o di una storia, sentiamo però che esistono quesiti che vorremmo avessero una risposta, oppure percepiamo qualcosa di diverso rispetto a ciò che l’altro desidera farci credere, non perché in malafede bensì perché sa di dover mostrare il suo lato migliore, quello in virtù del quale la frequentazione può andare avanti. Tuttavia, memori degli errori precedenti, continuiamo a ignorare quella sensazione e preferiamo convivere con quelle domande latenti, con i dubbi e le perplessità che inevitabilmente affiorano nel momento in cui non riescono a trovare sfogo e risposta attraverso un dialogo sincero, lasciandoci insoddisfatti di noi stessi per la nostra incapacità di affrontare la realtà, qualunque essa sia, e dell’altro per non essere in grado di intuire la nostra silenziosa necessità di chiarimento, di rassicurazione, di franchezza.

Come mai pur non riuscendo a fare le domande che continuano a girarci in testa, ci risulta impossibile andare avanti nel rapporto in maniera serena come invece vorremmo?

Perché il timore di ricevere risposte che non ci piacciono o conferme ai nostri dubbi è più forte del chiedere all’altro ciò che in realtà, considerando la natura continuativa del rapporto, abbiamo tutto il diritto di voler conoscere?

In quale modo è possibile approfondire un rapporto che ci vede incapaci di accettare verità che potrebbero non piacerci?

E ancora, a cosa serve portare avanti qualcosa che potremmo scoprire non avere alcuna base per proseguire, se solo avessimo il coraggio di ascoltare le scomode verità che tanto ci spaventano?

Ciascuna esperienza rappresenta un tassello importante per farci raggiungere la consapevolezza di noi, completare quel complesso mosaico che è la nostra personalità e le strade impervie, le disillusioni, i rammarichi fanno parte di quel cammino fondamentale per farci giungere dove dovremmo essere; compromettere il presente, la nostra serenità, l’equilibrio verso cui dobbiamo tendere, solo per il timore di avere risposte che non ci piacciono o per dover affrontare situazioni che preferiamo ignorare piuttosto che guardarle dritto negli occhi, è un errore che non ci condurrà da nessuna parte, è solo un prolungare il tempo di un epilogo naturale. Non chiedere non corrispondere a essere felici solo perché preferiamo non infastidire, perché prediligiamo il fingere di non aver compreso o di non avere un nostro pensiero, tutt’altro, ci pone invece nella posizione di chi lascia all’altro la comodità di proseguire senza dover dare molte spiegazioni, posizione che non sarà mai di stimolo per dare di più, per diventare una persona migliore e responsabile di ciò che fa e di ciò che è. Meglio conoscere tutti gli elementi piuttosto che evitare di guardare verso la direzione che potrebbe non piacerci, meglio chiedere sincerità piuttosto che nebbia utile solo a confonderci, meglio affrontare l’altro togliendoci i dubbi e poi decidere consapevolmente se restare o andarcene piuttosto che rimanere aggrappati a un’idea di lui che forse non esiste.

Al termine di tutte queste considerazioni cambieremo di nuovo il nostro atteggiamento perché avremmo compreso che nessuna rapida verità potrà mai essere più deludente di una lunga illusione.

 

 

Marta Lock

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