Ridiamoci su

La capacità di ironizzare su un argomento si cancella… quando lo stesso argomento rappresenta un punto debole che non è stato completamente superato… malgrado la scelta di lasciarselo alle spalle…

Nonostante la ferma consapevolezza di essere persone intelligenti e pronte alla battuta, in grado di trovare il lato comico e in alcuni casi dissacrante della realtà che di volta in volta si pone davanti a noi, può capitarci di vivere particolari momenti o fasi, in cui non riusciamo a mantenere il medesimo approccio alla vita né le stesse reazioni che avevamo sempre avuto in precedenza. Questo tipo di cambiamento può avere luogo a seguito di un episodio che ci ha toccati profondamente, oppure in occasione di una frase, di un’azione che va a premere quel tasto dolente che chiunque di noi si porta dentro. O ancora, quella sottile permalosità che mai avremmo previsto di avere si manifesta quando ci troviamo davanti a una persona speciale, a cui teniamo particolarmente e dalla quale determinati atteggiamenti che avevamo in precedenza superato senza alcuna difficoltà, ci sembrano inaccettabili proprio perché giungono da qualcuno con cui siamo orientati a costruire un cammino lungo e duraturo, qualcuno da cui ci aspettiamo tutto ciò che abbiamo sempre desiderato, idealizzando la relazione che sta crescendo.

Alla nostra reazione infastidita e piccata l’altro rimane destabilizzato poiché, avendo imparato a conoscerci, non avrebbe mai previsto che ci soffermassimo su dettagli apparentemente insignificanti soprattutto perché davanti ad altri episodi simili avevamo dimostrato ironia e capacità di ridere di noi stessi. Ma nelle circostanze precedenti l’episodio, o l’azione o la frase, non avevano toccato un nervo scoperto, una nostra debolezza che non abbiamo mai completamente superato, una ferita aperta che, malgrado il tempo trascorso, ancora sanguina talvolta, in particolar modo quando qualcosa torna a farla riaffiorare alla memoria. Può capitare che l’episodio sia legato alla persona del presente oppure a qualcuna del passato, in realtà non conta perché il disagio interiore che avvertiamo nel dover riaffrontare l’episodio ci induce a perdere la leggerezza con cui abitualmente prendiamo la vita, la capacità di mettere a tacere le sensazioni che tanto ci avevano feriti.

Eppure l’altro ci spinge ad andare avanti, a guardare oltre e non considerare più quell’episodio come qualcosa che possa ancora toccarci nel profondo, tutto sommato appartiene a un passato più o meno recente e dunque non ha senso permettergli di mettere ombra sulla nostra positività e capacità di sdrammatizzare, non è funzionale alla nostra crescita soffermarci su ciò che è stato e che in fondo, sia che sia legato alla persona che è davanti a noi o a qualcuna che non c’è più in ogni caso siamo andati avanti, abbiamo trovato la forza per lasciare tutto alle spalle e per ricominciare a sorridere.

Dunque per quale motivo quella permalosità che non ci appartiene?

Come mai continuiamo a trasformare un episodio superato in un nostro punto debole che ci induce a perdere la nostra naturale autoironia e capacità di sorridere quando ci troviamo ad avere a che fare con quell’emozione?

Non sarebbe meglio, come suggerisce la persona che ha scelto di starci accanto e che ha dimostrato in ogni modo di tenere a noi, che lo vedessimo come un dettaglio, una tessera del nostro percorso da guardare con benevolenza e da considerare come qualcosa su cui in fondo abbiamo vinto grazie alla nostra forza?

In realtà sappiamo perfettamente che quel nervo scoperto, quel passaggio mai oltrepassato costituisce un nostro limite, una modificazione al nostro abituale atteggiamento, qualcosa su cui abbiamo ancora bisogno di meditare, che dobbiamo interiorizzare e darci il giusto tempo per metabolizzare, superandolo. Solo a quel punto, senza fretta e senza pressioni, giungeremo alla capacità di osservarci con indulgenza, sdrammatizzando le nostre reazioni e, finalmente, riderci su.

 

 

Marta Lock

 

 

 

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