Le certezze del dubbio

Il momento in cui siamo convinti di aver imparato tutto… è lo stesso in cui sottovaluteremo qualcosa di importante… che ancora non avevamo imparato…

Quando raggiungiamo un equilibrio che ci sembra stabile, per ottenere il quale abbiamo intrapreso un percorso di conoscenza che ci ha condotti ad acquisire certezze e che non avremmo creduto possibili prima di quel cammino, sembriamo approdare a un mare calmo costituito da nozioni, da esperienze, da apprendimenti in virtù dei quali abbiamo costruito le nostre fondamenta interiori ma anche quella sulla base di cui siamo riusciti a raggiungere i risultati che ci eravamo prefissati. Nel caso opposto, quando invece non abbiamo conquistato l’obiettivo abbiamo saputo fare tesoro degli ostacoli che abbiamo incontrato trasformando l’esperienza in presa di coscienza dei nostri limiti, ma anche in stimolo ad approfondire le lacune che ci hanno condotti all’impossibilità di conseguire il risultato. Così giungiamo al punto in cui costruiamo convinzioni e consapevolezze costituenti dei baluardi, dei punti fermi dai quali sappiamo di non doverci più allontanare.

Quanto più sicuri siamo che quelle esperienze ci abbiano permesso di scoprire e conoscere tutto ciò che era più importante per la nostra evoluzione, tanto meno accettiamo di porci in posizione di ascolto di tutto il resto che continua a ruotare intorno a noi impedendo a noi stessi di sperimentare nuovi accadimenti, di respingere le inedite circostanze che potrebbero mettere in discussione le nozioni apprese; quegli accadimenti ci permetterebbero di acquisire nuove conoscenze, nuovi modi di interpretare una realtà in costante evoluzione, ma tuttavia preferiamo decidere di opporci. Non tanto per arroganza o per supponenza, quanto perché abbiamo radicato la convinzione che se le cose che sono accadute ci hanno condotti all’equilibrio che oggi abbiamo, probabilmente non dovremmo compromettere quel perfetto bilanciamento mettendo in discussione ciò che ci ha resi le persone che siamo. Dunque a quel punto radichiamo in noi un atteggiamento opposto al precedente, quello durante il quale eravamo rimasti aperti e in posizione di ascolto nei confronti delle esperienze che dovevamo ancora intraprendere, chiudendoci di fatto alla possibilità che qualcosa di nuovamente positivo per la nostra crescita possa ancora verificarsi.

Come mai giungiamo alla convinzione che una novità, un ulteriore cambiamento possa costituire una minaccia ai punti fermi sui quali abbiamo basato la nostra vita di adulti?

In quale momento abbiamo deciso che tutto ciò che abbiamo già appreso sia sufficiente a indurci a credere di non aver più niente da imparare?

È eccessiva sicurezza in noi stessi la nostra, oppure un modo per non voler vedere che il percorso di crescita è continuo e costante fino all’ultimo giorno e che dunque non esistono certezze incontrovertibili?

Molto spesso è proprio quando ci arrocchiamo in una posizione che gli eventi sembrano giungere improvvisi per costringerci a rivedere il nostro atteggiamento, o semplicemente a metterci in dubbio per scoprire che ogni verità, ogni sicurezza, sono relative al sopraggiungere di ulteriori conoscenze, di nuove nozioni che potrebbero anche stravolgere l’ordine precedente senza che questo costituisca una retrocessione, una destabilizzazione negativa anzi, spesso l’accettazione di lasciar entrare la capacità di mettersi in discussione si rivela invece una fonte di nuovi apprendimenti, di inediti punti di vista che senza il dubbio iniziale non sarebbero mai stati raggiunti.

Quella particolare circostanza a causa della quale saremo costretti, malgrado le resistenze, a prendere atto della relatività della realtà, delle sicurezze che ci avevano accompagnati fino a poco prima, della crescita che credevamo compiuta, ci indurrà ad abbracciare il dubbio come motore essenziale per proseguire il cammino verso la conoscenza e la scoperta di tutto ciò che deve ancora arrivare e che, senza l’apertura all’apprendimento, non potremo mai realizzare.

 

 

Marta Lock

 

 

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