Un passo alla volta

Incontrarsi non significa già appartenersi… scoprirsi non significa già conoscersi… innamorarsi non significa già amarsi… perché il tempo ha bisogno del suo tempo…

A volte ci capita di imbatterci in situazioni o incontri in cui tutto sembra accelerato, in cui ogni cosa, ogni avvenimento, sembra indurci a bruciare le tappe. Se in passato ci eravamo lasciati travolgere dal fiume in piena, oggi siamo più prudenti, abbiamo imparato a fermarci, riflettere, ponderare… non per frenare l’istinto, non per mettere una barriera tra noi e la nostra spontaneità, semplicemente perché, crescendo, tutto avviene più lentamente. Abbiamo imparato il piacere dell’attesa, dello scoprire varie sfaccettature anziché buttarci a pesce dentro un qualcosa che non conosciamo e che potrebbe anche rivelarsi diverso da come immaginato, o non adatto a noi, oppure perché abbiamo appreso che l’impeto iniziale potrebbe spegnersi tanto velocemente quanto si è acceso.

Il passaggio è singolare soprattutto se in precedenza eravamo stati noi gli entusiasti, i trascinatori, quelli che sembravano aver fretta di definire dei confini, di mettere i puntini sulle i, di voler velocemente giungere a un dunque anche se sapevamo perfettamente che i presupposti non erano sufficienti. E spesso ci siamo trovati imbrigliati in situazioni nelle quali, qualche tempo dopo, non volevamo più stare, o non ci sentivamo bene come avremmo immaginato, o ancora non ci facevano sentire appagati come avremmo voluto. Così abbiamo deciso di prenderci più tempo, di lasciare, senza fretta, che le cose accadano, che il fluire degli eventi ci porti naturalmente verso un’evoluzione che non sarà più forzata, non sarà più impaziente, bensì spontanea.

Ma proprio in quella fase lenta, ci può capitare di incontrare chi, come noi tempo prima, manifesta subito quella fretta, quell’impellenza di definire i confini, che compie quegli eccessivi e prematuri passi avanti che, inevitabilmente, ci spingono a metterci sulla difensiva; perché ci sentiamo quasi aggrediti, forzati, prima di essere scoperti nella nostra vera essenza, incalzati nel voler costruire qualcosa prima di capire se vogliamo davvero farlo e con chi. Perciò, disorientati e spaventati, fuggiamo.

Perché proprio quando decidiamo di andarci piano, incontriamo sul nostro cammino qualcuno che invece sente l’esigenza di bruciare le tappe?

Non sarà che è proprio il nostro atteggiamento prudente ad attirare persone più propositive e dunque più decise a stabilire il loro ruolo nella nostra vita?

E per quale motivo ci sentiamo così invasi, così aggrediti, quando in fondo queste persone non sono altro che lo specchio di come eravamo qualche tempo prima?

Sono davvero loro a spaventarci oppure il veder riapparire un lato di noi che avevamo lasciato alle spalle?

Effettivamente una volta che abbiamo intrapreso una deviazione, una strada diversa dalla precedente che ci fa sentire molto meglio, molto più in sintonia con la nostra interiorità forse perché nel tempo ci siamo modificati, siamo cresciuti, siamo maturati e abbiamo capito che non è la velocità a determinare l’importanza di qualcosa o di qualcuno nella nostra vita, trovarci faccia a faccia con ciò che eravamo prima di quella deviazione ci ricorda dove non desideriamo più essere, gli sbagli che non vogliamo più commettere, e gli equivoci in cui non vogliamo più inciampare a causa dell’urgenza di definire qualcosa prima che sia definibile. E quindi, laddove in passato erano stati gli altri a rallentare o tirare il freno a mano, nel presente siamo noi a sentire l’esigenza di farlo, a chiedere tempo, ad avere bisogno di andare piano, a non poter dare un nome a qualcosa che non ce l’avrà finché non nascerà spontaneamente.

Perché ora abbiamo bisogno di procedere come prudenti equilibristi sulla corda della vita, un passo alla volta, per giungere senza rendercene conto a ciò che è meglio per noi.

 

Marta Lock