Lo specchio delle ombre

Nella maggior parte dei casi… chi dice di non essere qualcosa… è esattamente quel qualcosa… che con tanta convinzione nega di essere…

Quando diventiamo adulti sviluppiamo un’immagine di noi stessi che in qualche modo ci rassicura e ci fa sentire protetti da quel mondo esterno da cui abbiamo appreso, molto spesso a nostre spese, che sia molto meglio schermarci. Non è semplice confrontarsi con persone tanto diverse da noi da costringerci a volte a entrare in opposizione, altre ad assumere atteggiamenti fortemente contrastanti per non vederci soccombere davanti ad azioni che potrebbero in qualche modo danneggiarci.

Abbiamo anche appreso che in molti casi tutto ciò che sembra commesso per nuocere a noi, è semplicemente una modalità dell’altro di tutelare se stesso, oppure di ottenere ciò che vuole senza fermarsi a riflettere su quanto alto possa essere, per chi gli sta di fronte, il prezzo della sua determinazione. Tuttavia non possiamo certo, pur nella consapevolezza delle motivazioni che muovono gli altri, concedere loro di oltrepassare quel limite oltre il quale possono nuocere a noi, determinare un danno o delle ferite che non potremmo mai accettare ci vengano inferte. A questo punto non ci resta che affrontare la persona di fronte a noi e metterla davanti alle sue colpe, ai suoi difetti, alle sue mancanze che sono evidenti più attraverso i fatti che non dalle nostre parole.

Eccoci dunque davanti all’ostacolo più grande, quello cioè di ricevere la negazione di ciò che è talmente visibile da farci apparire impossibile la possibilità che l’altro scelga di non voler confessare i propri torti e di non togliersi quella maschera che lo lega a un’identità che di fatto non gli appartiene. La cosa strana è che più si rende conto che noi dubitiamo più sente di dover raccontare, giustificando e motivando la sua tesi, e dimostrare di non essere affatto come invece appare evidente a tutti che sia. E non è certo per muovere una critica o per giudicare che diciamo ciò che pensiamo, bensì semplicemente per aiutarlo a mettersi in contatto con un lato di sé che forse non ha ancora visto.

Ma spesso la realtà è diversa, spesso le persone sono perfettamente consapevoli di quella particolare lacuna o peculiarità della loro personalità, ciò nonostante non vogliono confrontarsi con lei; forse perché costituisce un lato che non gli piace, che non riescono ad accettare negli altri e, di conseguenza, la negano e la rifiutano. O forse la criticano e attaccano in chi risulta rispecchiare in pieno esattamente quella caratteristica, proprio perché non vorrebbero averla e dunque si illudono che evidenziandola negli altri possano nascondere meglio l’evidenza che appartenga anche a loro. Tutti abbiamo lacune e difetti che fanno parte della nostra personalità e a volte ci scontriamo con persone che tirano fuori il peggio di noi, però dovremmo sempre essere abbastanza autocritici da fare i conti con le manchevolezze, le manie e gli attaccamenti a comportamenti abituali di riflesso che tutti, nessuno escluso, mettiamo in atto per tutelare noi stessi. Eppure, nonostante cerchiamo di far sentire la nostra voce, alcune persone rifiutano completamente di riconoscere il loro lato debole anzi, più tentiamo di metterle davanti ai fatti, più assistiamo a un ostinato arroccarsi in una posizione difensiva che ci sembra quanto meno immatura e poco acuta, soprattutto in presenza di un’evidenza tanto palpabile.

Possibile che davvero qualcuno sia completamente incapace di riconoscere le sue più grandi mancanze, i suoi più evidenti difetti, le sue più nette carenze caratteriali?

È davvero incapacità di guardarsi allo specchio per scoprire le vere ombre, oppure quella barriera è innalzata e portata avanti a oltranza per non mostrare una debolezza che darebbe agli altri il modo di fare breccia e usarla contro di loro?

Questa analisi è impossibile da percorrere se non attraverso una conoscenza di chi abbiamo davanti, oppure nel momento in cui l’altro sceglie di mettersi davanti allo specchio interiore e abbassare la maschera dietro cui normalmente si nasconde, per guardare oltre e prendere atto di chi c’è dietro la barriera. Il percorso di conoscenza e di autocoscienza non è semplice, richiede una grande capacità di approfondimento e anche di lucidità per accogliere quella parte di noi che amiamo di meno, quella che vorremmo non fosse vista né scoperta, che è di contro quella che con più forza neghiamo di avere. Ma nonostante ciò sembra essere anche quella che gli altri ci rimproverano di più, quella con cui più spesso di quanto vorremmo ci troviamo ad avere a che fare, perché nonostante la negazione che desidereremmo convincesse gli altri, agli altri appare comunque evidente.

Dunque forse la cosa migliore da fare non è fingere di essere quelli che non siamo per piacere di più, a noi stessi e agli altri, o per piacere di meno, perché rifiutiamo l’approvazione di chi ci è intorno. Forse la cosa migliore è smettere di negare e accettare anche la nostra ombra che, nonostante ci sforziamo di non far emergere, siamo costretti comunque a vedere quando ci mettiamo davanti allo specchio.

 

 

Marta Lock

 

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